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I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela.

Enrico Berlinguer
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giovedì 09 settembre 2010
 
 
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dario fo

LETTERA DI DARIO FO A MRS

«La cosa più difficile per i giovani è essere dialettici, il che significa non solo dimostrare il dubbio di chi sta dall'altra parte, ma averne anche su se stessi. Il vostro Movimento si autodefinisce RadicalSocialista: è una bella definizione. Ma guai a soffermarsi sulle sigle e le diciture. Spero di incontrarvi presto e ascoltarvi in un piacevole dialogo, e magari combinare qualcosa insieme. E' l'unico modo per conoscersi e forse per riuscire ad apprezzarsi l'un l'altro. Forza, avanti! Un abbraccio». (DARIO FO)

LEGGI QUI L'ORIGINALE

 
Il “segreto pontificio” per salvare i preti pedofili occultando il reato
Politica - Le Opinioni
Scritto da Paolo Flores d'Arcais   
giovedì 15 aprile 2010

Cinque anni fa, durante la solenne Via Crucis del venerdì santo al Colosseo, Joseph Ratzinger esclamava: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Cristo!». In questi giorni ci è stato ripetuto che la “sporcizia” di cui si scandalizzava Ratzinger era proprio quella dei sacerdoti pedofili, a dimostrazione che la Chiesa gerarchica già allora non aveva alcuna intenzione di “insabbiare”. Ma quanta di tale “sporcizia” è stata da Ratzinger realmente denunciata? Denunciata, vogliamo dire, nell’unico modo in cui si denuncia un crimine, perché sia fermato e non possa essere reiterato: ai magistrati dei diversi paesi. Quanti di quei sacerdoti pedofili? Nessuno e mai. Non nascondiamoci perciò dietro un dito. La copertura che è stata data per anni (anzi decenni) a migliaia di preti pedofili sparsi in tutto il mondo, non denunciandoli alle autorità giudiziarie, garantendo perciò ai colpevoli un’impunità che ha consentito loro di reiterare lo stupro su decine di migliaia di minorenni (talora handicappati), chiama direttamente e personalmente in causa la responsabilità di Joseph Ratzinger e di Karol Wojtyla. Se responsabilità morale o anche giuridica, lo decideranno tra breve alcuni tribunali americani. La responsabilità morale è comunque evidenziata dagli stessi documenti che l’Osservatore Romano ha ripubblicato qualche giorno fa. Qui non stiamo infatti considerando i casi singoli di “insabbiamento” anche nell’ambito della “giustizia” ecclesiastica, ormai accertati e riportati dalla stampa soprattutto americana e tedesca, e che vanno moltiplicandosi man mano che si allenta la cappa di omertà, paura e rassegnazione. Ci riferiamo invece alla responsabilità diretta e personale dei due pontefici per tutti i delitti di pedofilia ecclesiastica che non sono stati denunciati alle autorità civili, molti dei quali, ripetiamolo, non sarebbero mai stati perpetrati se casi precedenti fossero stati denunciati e sanzionati nei tribunali statali.

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Il genio di Gianni Rodari, 30 anni dopo
Cultura - Letteratura e saggistica
Scritto da Pino Boero   
mercoledì 14 aprile 2010

Sono trascorsi trent’anni da quando Gianni Rodari ci ha lasciati (il 14 aprile del 1980), ma di lui - per fortuna - non parliamo al passato: i suoi libri, il suo impegno civile, la sua capacità di dirci che si possono affrontare con un sorriso anche impegni terribilmente seri, la sua funambolica intelligenza che spiazzava il lettore, l’eleganza e la leggerezza dello stile sono ancora con noi e possono vantare un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani. Certamente Gianni Rodari fu un intellettuale dai vastissimi interessi: giornalista e commentatore politico con «voglia di raccontare»; uomo di scuola vicino a maestri come Bruno Ciari e Mario Lodi che nel secondo dopoguerra, attraverso il Movimento di Cooperazione Educativa, cominciarono a mettere i bambini al centro dell’attività didattica comunicando loro - sono parole di Gianni - «non solo il piacere della vita, ma la passione della vita»; educandoli «non solo a dire la verità, ma ad avere la passione della verità». «Vedere i bambini felici non ci può bastare. Dobbiamo vederli appassionati a ciò che fanno, a ciò che dicono, a ciò che vedono». Scrittore, infine, attentissimo a non escludere dalla produzione letteraria nessuna delle sue convinzioni e delle sue passioni civili, ma anche rispettosissimo del racconto e del piacere di leggere: «Le storie - aveva sostenuto in diverse occasioni - non devono avere una morale prefabbricata; la morale, se c’è, deve emergere dal contesto narrativo, senza forzature e violenze al gusto di chi legge».

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Cipputi tra l’incudine e il martello
Politica - Le Opinioni
Scritto da Pietro Ancona   
lunedì 12 aprile 2010

Cipputi è davvero disgraziato: è stretto tra l'incudine di Sacconi ed il martello del PD. In più deve fare i conti con un sindacato ansioso di riuscire gradito alla Confindustria ed al governo che a maggioranza ha già firmato l'espropriazione dei suoi diritti e soltanto una parte, la Cgil, continua a difenderlo sempre più debolmente, sempre con meno convinzione. Sacconi si è presentato all'assemblea degli imprenditori italiani riuniti a Parma per rassicurarli che l'art.18 sarà gestito dall'arbitrato. Il ricorso al giudice del lavoro resterà una mera opzione formale ma dovrà cedere il passo ad un decisionismo nelle procedure di licenziamento veloce, sicuro, senza complicazioni. Si risponderà alle osservazioni del Capo dello Stato con una riproposizione più accorta dell'arbitrato. Inoltre Sacconi ha annunciato il suo programma di nazismo pedagogico delle nuove leve giovanili del lavoro. Esse non dovranno essere impregnate di nichilismo come quelle degli anni Settanta che hanno impestato la scuola, la magistratura, l'editoria con le loro idee. I giovani dovranno accettare i lavori anche più umili, essere educati dallo Stato e dagli imprenditori al lavoro manuale. Ancora non sappiamo quali mezzi saranno adottati dal ministro: ci saranno corvée obbligatorie per pulire le latrine? Che cosa sono i lavori più umili? Insomma alla fine degli studi e conseguite le lauree o i diplomi i titoli di studio dovranno essere accantonati e si dovranno accettare tutte le proposte che fanno gli imprenditori.

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Ernesto Rossi e la "libertà giusta"
Politica - Radici Libertarie
Scritto da Vic Esposito   
venerdì 09 aprile 2010

Trascrivo qui di seguito il brano iniziale di Abolire la miseria (1946) di Ernesto Rossi. Leggendolo, si rimane colpiti dalla chiarezza, dalla profondità, dalla completezza e dalla permanente attualità dell’analisi critica del sistema economico, che dall’Occidente si è esteso, oggi, a tutto il mondo. La critica di Rossi ai «gravi inconvenienti del regime individualistico», cioè del regime economico fondato sul libero mercato, ha alla sua base un’opzione a favore dell’ordinamento giuridico proprio dello Stato liberale (cioè dello Stato che garantisce la proprietà e il rispetto dei contratti) e, a sua volta nasce da un’esigenza della coscienza morale, che, mentre avverte come assoluto il principio della libertà individuale e dà, perciò, il proprio assenso soltanto agli ordinamenti, alle istituzioni e alle leggi che lo accolgono e lo tutelano, al tempo stesso non sopporta che la libertà venga intesa e si realizzi come un privilegio degli uni ad esclusione e in danno degli altri e sia, cioè, di fatto, una libertà “ingiusta”, lesiva della pari titolarità di tutti gli uomini, in quanto cittadini e, prima ancora, in quanto esseri dotati di una volontà consapevole. Riconducendo l’economia sotto l’egida del diritto e il diritto sotto l’imperio della coscienza morale (per cui “legalità” e “giustizia” non si identificano mai compiutamente nella storia e tuttavia non si può prescindere dal problema di una loro sempre più adeguata corrispondenza), Ernesto Rossi si collocava nel filone del liberalismo italiano, caratterizzato, appunto dalla connotazione etica del concetto di libertà.

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Il Cinismo, malattia senile del capitalismo
Politica - Le Opinioni
Scritto da Fabio Greggio   
martedì 06 aprile 2010

Una delle caratteristiche della nostra epoca è il Cinismo. Il Cinismo è riapparso in modo preponderante negli ultimi decenni. Nel capitalismo occidentale la condizione del sottoproletariato operaio e contadino creava una rete mutualistica che in parte eludeva l’esasperato individualismo del capitalismo moderno. La povertà, infatti, crea mutualismo, la ricchezza crea individualismo. Il Cinismo è la risultante ultima dell’individualismo capitalista, logico approdo di chi si vanta di non dipendere da nessuno, dell’autosufficienza economica, della solitudine intellettuale. Il Cinismo è palpabile nei nuovi comportamenti sociali di chi scambia l’ostentazione della ricchezza come una protesi dimensionale del pene, dove tutto deve essere eccessivo o vistoso, dalle dimensioni dei veicoli, delle ville, dell’abbigliamento, degli accessori, perfino del fisico. Apparire è Cinismo, perché in sé racchiude il voler superare gli altri, escludendoli, rimarcando la propria superiorità economica, intellettuale e fisica. Il dolore o i problemi altrui sono alieni dalla sfera vitale del capitalismo evoluto. Il Cinismo risultante anzi classifica i problemi altrui e la condizione dolorosa eventuale come un’incapacità deprecabile di raggiungere uno status. La dipendenza del lavoratore è indice squalificante, quasi una casta di paria, da sopportare e compatire. Uno spartiacque fra dipendenti e Partite Iva ove i primi sono coloro che non ce l’hanno fatta e si accontentano delle loro incapacità realizzative.

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De Magistris: «Idv, Vendola e i movimenti per una vera alternativa»
Politica - Le Opinioni
Scritto da Marco Lillo   
venerdì 02 aprile 2010

Una grande conferenza a metà maggio per raccogliere e unire l’antiberlusconismo duro e puro: da Nichi Vendola a Beppe Grillo, dall’Italia dei Valori al popolo viola. È questa l’idea maturata da Luigi De Magistris dopo le elezioni regionali: “Dobbiamo unire le forze del cambiamento e semplificare l’offerta del centrosinistra perché lo vogliono i nostri elettori”.

Come si esce dalla batosta delle Regionali?

Il centrodestra ha vinto e bisogna prenderne atto. Il successo della Lega da un lato va rispettato per la sua dimensione, ma dall’altro lascia inquieti per i messaggi di razzismo che in parte lo hanno propiziato. Nel nostro campo vedo invece una netta sconfitta del Pd e un buon risultato dell’Idv, che però non sfonda per colpa della qualità bassa di alcune candidature e delle alleanze sbagliate. Le scelte scellerate, come quella di Loiero in Calabria e di De Luca in Campania, sono costate caro soprattutto al Pd, ma anche noi le abbiamo pagate. Ora bisogna guardare avanti e sto pensando a un cantiere nuovo per ricostruire l’alternativa.

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PD-UDC e PDL-Lega: oligarchie concorrenti. Costruiamo l’alternativa!
Politica - Le Opinioni
Scritto da Pietro Ancona   
mercoledì 31 marzo 2010

Delle elezioni appena concluse bisognerebbe analizzare a fondo tre questioni: la colonizzazione del Nord ad opera della Lega che straripa verso le regioni centrali del Paese; l'astensionismo, il ruolo del PD. La lega colonizza il Nord usando come arma il suo sostegno a Berlusconi per ottenere cessioni sempre più sostanziose di potere. Astuto partito di lotta e di governo. Di lotta, nel territorio, contro gli immigrati e la sinistra, demonizzata sopratutto per le tasse. Quello che resta del PdL nel Nord è oramai sotto l'influenza dei leghisti. Bossi annuncia la sua candidatura a sindaco di Milano come coronamento di un progetto. I leghisti hanno fatto una lunga marcia nella politica italiana. Il loro percorso è stato segnato da alcune pietre miliari che hanno cambiato la civiltà giuridica di questo paese: le leggi sulla sicurezza e l'introduzione della discriminazione etnica, le ronde, la riforma della scuola con il contingentamento dei bambini degli immigrati. Dalla condanna dei leghisti che piantano la bandiera della Repubblica Veneta sul campanile di San Marco e dalle elucubrazioni filosofiche di Miglio è stata fatta tanta, tantissima strada. Oggi il Paese in cui vince la Lega è diverso, profondamente cambiato, incattivito, sfasciato. La “rivoluzione” leghista è quasi compiuta. Credo che si accontenteranno del federalismo fiscale soltanto se riterranno conveniente continuare a drenare risorse da Roma "ladrona". Se le cose andassero male per l'Italia erigeranno subito una nuova linea Gotica.

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Sinistra: prevale il progetto SEL
Politica - Le Opinioni
Scritto da Matteo Pucciarelli   
martedì 30 marzo 2010

E' una giornata di luci e ombre, quella per la sinistra radicale. A conti fatti l'arcipelago rosso raddoppia i voti rispetto alle politiche del 2008. Ma resta invariato rispetto alle europee dell'anno scorso. L'exploit assoluto è ovviamente quello di Nichi Vendola e della sua Sinistra Ecologia Libertà. La riconferma alla presidenza della regione Puglia sembrava una chimera fino a pochi mesi fa. Poi la vittoria alle primarie contro Boccia. E adesso quella contro l'avversario del Pdl Rocco Palese, staccato di quasi 8 punti. E' un successo non solo personale. In Puglia Sel sfiora il 10%, ma anche a livello nazionale può dirsi soddisfatta: le proiezioni dicono che porta a casa tra il 3 e il 3,2%. Alle europee Sinistra e Libertà prese il 3,1%, ma insieme a Vendola e agli ex Ds di Sinistra Democratica c'erano due partiti interi: Verdi e Partito Socialista, stavolta andati ognuno per conto suo. E' andata male, invece, l'avventura di Paolo Ferrero. Il segretario di Rifondazione Comunista ed ex ministro, piemontese, si era candidato a presidente della Regione Campania. La sua Federazione della Sinistra (Prc più i Comunisti Italiani e Socialismo 2000) vedeva come fumo negli occhi la candidatura di Vincenzo De Luca. Risultato: un misero 1,6%. Alle regionali del 2005 Prc e Pdci messi insieme facevano il 6,8%. Un po' meglio l'altra candidatura solitaria della Fds. Vittorio Agnoletto in Lombardia ha preso il 2,3%. Ma anche lì, se si vanno a vedere le elezioni del 2005, è una catastrofe: Rifondazione e dilibertiani arrivavano all'8,1%.

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