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Finchè mi sarà consentito tener sempre in alto quest'anima mia che tende alla contemplazione del suo mondo, non m'importa del fango che calpesto.

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dario fo

LETTERA DI DARIO FO A MRS

«La cosa più difficile per i giovani è essere dialettici, il che significa non solo dimostrare il dubbio di chi sta dall'altra parte, ma averne anche su se stessi. Il vostro Movimento si autodefinisce RadicalSocialista: è una bella definizione. Ma guai a soffermarsi sulle sigle e le diciture. Spero di incontrarvi presto e ascoltarvi in un piacevole dialogo, e magari combinare qualcosa insieme. E' l'unico modo per conoscersi e forse per riuscire ad apprezzarsi l'un l'altro. Forza, avanti! Un abbraccio». (DARIO FO)

LEGGI QUI L'ORIGINALE

 
Il trionfo di Vendola, la disfatta di D’Alema
Scritto da Pietro Ancona   
lunedì 25 gennaio 2010
Il dirigente politico più scafato del PD ha enunziato a suo tempo il teorema: l'Italia ha una maggioranza di destra, per vincere la sinistra deve diventare destra. Questo teorema è stato incarnato dal PD, che non è l'erede dell'Ulivo. L'ultima disastrosa esperienza del governo Prodi era già in fase di profonda degenerazione e negazione del programma dell'Ulivo basato sulla coesione sociale. Il PD ha fatta sua la linea liberista della destra italiana a cominciare dalla sua espressione più feroce: la legge Biagi. Massimo D'Alema è stato tra i primi a teorizzare la fine del posto fisso (mi consento una battuta politicamente scorretta: non per i suoi figli) e la privatizzazione dei servizi comunali. Queste due scelte costituiscono una strizzata d'occhio ai ceti privilegiati della società italiana ma non hanno sortito l'effetto di spostarne ragguardevoli quote verso il PD. Cartucce sparate a vuoto. Ha anche voluto rassicurare l'area dottrinaria più intransigente del governo USA prestandosi al bombardamento di Belgrado, un vero e proprio crimine che ha ripetuto un’aggressione che la Serbia aveva subito dal nazifascismo. Nel gruppo parlamentare del PD sono presenti deputati e senatori impegnati a lavorare, spesso nell'ombra ma con la complicità del silenzio della CGIL rigidamente controllata da una burocrazia quasi tutta pd, per demolire quanto resta di una legislazione dei diritti dei lavoratori.
Si toglie ai dipendenti la possibilità che hanno tutti i cittadini di avere un giudice a cui ricorrere e si toglie al giudice la possibilità di intervenire nel contenzioso del lavoro! Pietro Ichino, in una recente lettera al Corriere della Sera, sconsigliava una politica di ammortizzatori sociali perchè impoltronirebbe i disoccupati e non li indurrebbe a cercarsi un'altra occupazione. La Confindustria è presente in modo significativo tra i parlamentari pd ed è la vera artefice della sua politica economica e sociale.
*
Il teorema D'Alema - fatto proprio da Bersani che, dopo la sconfitta pugliese, dice: "la linea non cambia" - vuole rovesciare del tutto e definitivamente le alleanze, isolare la sinistra, stare al centro (che in Italia è destra) con l'UDC di Casini, partito del genero di Caltagirone e di quella parte della vecchia DC che, con Cuffaro e tantissimi altri, nel Mezzogiorno d'Italia non ha ritenuto di stare con la Margherita. D'Alema rinnova il patto delle triglie fatto anni orsono con Buttiglione. Che l'UDC usi due forni e si allei anche con il PDL non lo turba minimamente, dal momento che è proprio con il PDL che vuole riformare la Costituzione e realizzare il presidenzialismo e la definitiva passivizzazione dello elettorato, che dovrebbe limitarsi a dire sì o no.
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Ma questa linea che ha la sua rotta strategica a destra crea contorcimenti, scontenti, sconquassi da parte di quell’elettorato già comunista o cattolico che trova ancora una sua debole eco in Rosy Bindi, la quale stamane ha mormorato: forse era meglio se avessimo scelto Nichi Vendola sin dall'inizio. Non è possibile saldare a destra un elettorato vittima della destra, mettere insieme il ragazzo che guadagna quattrocento euro al mese ed il suo datore di lavoro-sfruttatore. La borghesia italiana è una delle più ingorde e barbare del mondo. Oramai ha la certezza di avere due grandi partiti che controllano il Parlamento e che faranno tutto quello che le aggrada. E' insaziabile, come abbiamo visto dallo scandaloso trattamento inflitto ai lavoratori africani di Rosarno o agli schiavi cinesi di Prato, che lavorano per conto di grossi esportatori che li hanno sostituiti ai lavoratori toscani.
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Ogni giorno il suo governo attacca il welfare e provoca la gente con le ingiurie di Brunetta. Il PD è parte integrante della nomenklatura, della oligarchia di una casta che difende a spada tratta, protetta dal Quirinale, i suoi privilegi. Il sistema della creazione di un ceto politico permamente a tutti i livelli ben retribuito, ben pasciuto, è andata assai avanti ed ogni tanto mostra qualcuno dei suoi modi di vivere al di sopra delle righe ma rigorosamente a spese dei contribuenti, come si evince dallo scandalo di Bologna in cui vengono raccontati sette o otto viaggi intercontinentali di Del Bono del tutto inutili per le finalità istituzionali dell'ente che si rappresenta. Viaggi ai quali non solo si invitano le amanti o i familiari ma, come abbiamo visto con la Lonardo qualche tempo fa, anche centinaia di persone che vanno a fare shopping nella Quinta Strada.
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La vittoria di Nichi Vendola è la vittoria di una esperienza di governo regionale in cui le risorse sono state spese per migliorare davvero la qualità della vita della gente e per aiutare i più deboli. La Puglia è una Regione che sfugge al controllo dei comitati di affari anche se ha rischiato di esserne inquinata e travolta.
Nichi Vendola, vincendo, ha sconfitto anche se stesso. La scelta di scindere Rifondazione Comunista a favore di un assemblement coi socialisti e con l'ala mussiana del PCI si è dimostrata sbagliata e contraddittoria rispetto al suo stesso afflato sociale e popolare. L'appoggio ricevuto da Ferrero è un dato positivo di ricomposizione e riaggregazione dopo anni di sgretolamento. Può riprendere fiato la sinistra italiana che ha un’immensa forza oggi dispersa. Il PD, che d'accordo con Berlusconi ha espulso dal Parlamento i verdi ed i comunisti, perderà il suo elettorato di sinistra che prima o poi si accorgerà di stare in un posto sbagliato.
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Vendola ha vinto facendo uso strategico delle risorse per lo sviluppo della sua Regione ed il benessere dei suoi abitanti. Ha mostrato che c'è spazio e grandissima domanda per una politica realmente di sinistra, innovativa, capace di lievitare la crescita.
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In fondo D'Alema è coerente con la linea rinunziataria proclamata da Berlinguer già nel 1973 con la teoria del compromesso storico e della Nato ombrello riparatore dall'URSS e con la disgraziata scelta della Bolognina di Occhetto, che ha rinunziato al comunismo ma anche al socialismo socialdemocratico per approdare direttamente all'amerikano partito democratico del tutto estraneo alla cultura del grande, appassionato popolo della sinistra italiana.
*
Bisogna che Vendola vinca le elezioni in Puglia per far dilagare un nuovo progetto politico. Sono certo che molti di coloro che hanno proposto Boccia non lo voteranno e si sentono più vicini al candidato della destra. Ma quando il popolo di sinistra ha fiducia nella sua dirigenza e nelle sue idee, in Italia è capace di fare grandi cose. Una volta ha persino sorpassato la DC!

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Commenti (3)
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1. 25-01-2010 17:35
 
Quote:
Si impara dalle vittorie come dalle sconfitte. O almeno così dovrebbe essere. In Puglia vince la buona politica, viene premiato un governo regionale che ha saputo affrontare scelte difficili senza nasconderle sotto il tappeto (l’acqua pubblica, la precarietà dei giovani, il lavoro nelle aziende, il sostegno alle famiglie, alla scuola pubblica, nuove politiche energetiche che spostano sul rinnovabile e molto altro ancora). 
Ma che ha saputo dare nuova linfa anche al turismo di qualità e ambientale, alla cultura cinematografica e musicale di quella regione, alla creatività. L’errore più grande di coloro che non hanno concesso subito a Vendola di ricandidarsi per il secondo mandato (come sarebbe stato naturale) o di fare subito le primarie (senza le dannose convulsioni che si sono viste per ben due mesi) è stato proprio quello di non aver capito e visto quello che era successo e andava succedendo nella società pugliese, in strati sociali vasti e significativi. E il secondo è stato quello di pensare che tattiche puramente aritmetiche e pensate a tavolino potessero sostituirsi a quel che le persone in carne ed ossa sentono e vogliono. Nessuna nuova alleanza alternativa alle destre può o potrà nascere così, con questi metodi e queste pratiche personalistiche e fredde, ma solo a partire da un confronto sui programmi e sulle cose da fare.  
Questa è la buona politica che ha avuto in Vendola un interprete ancora più significativo perché la sua esperienza si svolgeva in quel mezzogiorno d’Italia dove le pratiche di “governo”, purtroppo anche del centro sinistra, sono state un buco nero. Penso alla Campania e alla Calabria in primis.  
Ora si tratta di mettersi al lavoro immediatamente, tutte e tutti insieme, per ri-vincere la Regione Puglia, e andare ancora più avanti nella rinascita pugliese cominciata in questi anni. Non so se i dirigenti del Pd sapranno trarre qualche insegnamento da quello che è accaduto, ma me lo auguro per il bene di tutto lo schieramento che dovrebbe diventare alternativo alle destre. Senza battute irricevibili, come quelle che ancora oggi ho sentito pronunciare… (”se Nichi venisse nel pd ci sarebbe utile...”).  
Questa Sinistra che noi siamo già in Puglia e che possiamo diventare anche altrove non è inglobabile nel Pd, e sarebbe bene che una volta per tutte l’argomento si chiudesse. Questa Sinistra non vuole isolarsi ma spendere la sua piccola o grande forza nella costruzione di una alternativa alle destre e bene sarebbe se il Pd lo comprendesse e smettesse di trattarci come il figliol prodigo che prima o poi tornerà a casa.  
E vorrei ora concentrami un attimo su di noi: su Sinistra Ecologia Libertà. A volte si fatica per mesi a trovare un profilo, si fanno errori (e ne abbiamo fatti), poi improvvisamente nel fuoco di una battaglia si accende una luce e quel che prima non era chiaro lo diventa. Che Sinistra vogliamo essere?, ci siamo chiesti più volte. Forse oggi qualche nodo si è sciolto. Vogliamo essere la Sinistra che lavora perché torni in campo anche in tante altre parti d’Italia la buona politica, nei contenuti(e a questo proposito molti dei contenuti programmatici proposti in Puglia possono essere utilmente assunti anche nei programmi di altre regioni) ma soprattutto nelle pratiche. Una Sinistra autonoma ma non isolata, che non accetta di piegarsi alle tattiche ma che vuole discutere il merito, una Sinistra che si è stancata di essere definita dagli altri (secondo i quali noi saremmo di volta in volta estremisti, protestatari… salvo poi scoprire che è da una esperienza di governo regionale concreta che viene la nostra forza maggiore), una sinistra popolare e laica, ambientalista e non violenta, del lavoro e della legalità che ha una discreta cultura di governo della realtà, ma che non fa della governabilità ad ogni costo la sua stella polare. 
La Sinistra della buona politica e delle buone pratiche. E diosolosa quanto ce ne sarebbe bisogno di una forza del genere, oggi che la politica in Italia ha toccato spesso il fondo fino quasi a scomparire. Pensare e muoversi come se questa Sinistra non esistesse (anche se è ancora molto primitiva e gelatinosa in tanti territori) o aspettarla sull’uscio del Pd prendendola per fame non è una strategia vincente. Anche noi ci dovremo dimostrare ora e nei prossimi anni all’altezza della sfida che la vittoria nelle primarie pugliesi ci mette davanti. 
Alcuni tenteranno di dire che Vendola è un fenomeno a se stante, una anomalia. Ma noi sappiamo che non è così, non siamo entrati nel Pd per ragioni di fondo e adesso tocca a noi tutte e tutti dare voce, gambe e cuore a quelle ragioni. Sinistra Ecologia e Libertà si era riunita un mese fa per iniziare la sua Costituente, ma la vicenda pugliese ci “costituisce” molto di più di quanto possa fare una assemblea. Nel fuoco di quel resistere in nome di una buona politica abbiamo trovato un tratto forte del nostro profilo nazionale. Che ci dobbiamo tenere ben stretto. 
 
Fulvia Bandoli 

 
 
(dedicato ai socialisti e ai verdi che hanno abbandonato SEL!)
Registrato
 
2. 25-01-2010 22:34
 
Quote:
Congratulazioni a Nichi Vendola che, con la sua caparbietà e passione, ha prima imposto al Partito Democratico quel grande esercizio democratico che sono le primarie e ieri ha dimostrato che quando la politica, aperta e trasparente, sa essere vicina ai cittadini vince ogni ostacolo. A lui va il nostro pieno appoggio, nella convinzione che ora vi siano le condizioni migliori per riconfermare il centrosinistra alla guida di una regione importante come la Puglia. Ma dalle primarie pugliesi arriva un segnale ben più significativo. Vi è nel centrosinistra, soprattutto nel PD, una significativa maggioranza della classe dirigente convinta di due cose, entrambe sbagliate. La prima è che in questo paese vi sia una inevitabile e fisiologica prevalenza elettorale del centrodestra. La seconda, in larga misura conseguenza della prima, che le alleanze abbiano una valenza esclusivamente elettoralistica, e che vadano, quindi, costruite a tavolino, volta per volta, come una specie di alchimia, mettendo insieme sigle, interessi, gruppi sociali, poteri. In quest’ottica, la scelta di un’alleanza preferenziale con l’UDC, della quale la Puglia doveva essere il laboratorio, per poi replicarla a livello nazionale, rispondeva a questa logica angusta. Un’alleanza di convenienza, fatta nella convinzione che per vincere si debbano prendere tout court pezzi del centrodestra e spostarli da questa parte, senza che a questo corrisponda un progetto politico per la gente o l’elaborazione di una visione culturale complessiva. Anzi, questa “alleanza a freddo”, proprio in quanto nasceva dai due errori di fondo di cui ho appena detto, portava in sé anche il germe del superamento del bipolarismo, concetto così caro a Casini, ma anche a D’Alema e ad una parte non marginale della dirigenza PD. D’altra parte il ragionamento – se non fosse sbagliato nelle premesse – non farebbe una grinza: posto che la maggioranza degli elettori è di centrodestra, e non di centrosinistra, in un confronto bipolare, perderemo sempre. Meglio allora tornare al proporzionale dove “ognuno fa per sé” e le alleanze si fanno il giorno dopo il voto… a tavolino!  
Per fortuna gli elettori pugliesi del centrosinistra hanno bocciato, forse oltre ogni previsione, non solo e non tanto il candidato del PD, ma questa politica senza anima e senza cuore. Gli elettori italiani, in questi ultimi anni, hanno premiato il centrodestra anche perché, dopo la caduta del primo governo Prodi, il centrosinistra non è riuscito più a mettere in campo una coalizione degna di questo nome. Con un progetto chiaro e, soprattutto, condiviso. Quello che gli elettori hanno bocciato, al contrario, era proprio una coalizione avvertita come precaria, instabile, rissosa e conflittuale, oppure frutto proprio di quelle alchimie o convenienze elettoralistiche che non solo non salveranno mai il centrosinistra ma lo condanneranno in perpetuo ad una dimensione minoritaria, come lo è (in ultima analisi) la cultura di chi le propone. Questo è il grande compito che, se vogliamo tornare a vincere, dobbiamo svolgere, tutti ed insieme, senza perdere tempo. Ripartire dai valori, dalle idealità, da un progetto di ampio respiro dove una pluralità di soggetti politici si mette in discussione per offrire al paese un modello di governo valido per i prossimi 10 anni. Se vorrà anche l’UDC, ma secondo una scelta chiara e coerente. Bisogna ripartire da una politica fatta soprattutto di anima e cuore. Ma anche di cultura di governo. Quella cultura fatta di responsabilità e di positivo pragmatismo che non può più essere sacrificata a visioni ideologiche della politica. L’IDV è pronta a questa sfida. Vedremo se, nei prossimi giorni, anche il PD avrà il coraggio di cambiare marcia e ripartire dal cuore e dall’anima. 
 
Massimo Donadi (Italia dei Valori) 
 

 
 
Condivisibile anche l'articolo di Donadi, numero 2 di IdV, con la seguente eccezione: noi l'Udc non la vogliamo. Non appoggeremo coalizioni nazionali con dentro i clericali, cementificatori, opportunisti del partito di Casini.
Registrato
 
3. 26-01-2010 09:19
 
Aggiungo io questo, da Repubblica: 
 
Vendola: con me torna a vivere.  
una sinistra che sa emozionare 
 
di CURZIO MALTESE 
 
BARI - Il giorno dopo, il giorno del trionfo a reti quasi unificate, dai salotti di Bruno Vespa e Gad Lerner, la celebrazione più inattesa è arrivata al compagno Nichi da un vecchio nemico, l'ex fascistone Salvatore Tatarella, l'uomo più popolare della destra pugliese, fratello del mitico Pinuccio. All'aeroporto di Bari, dove Vendola è in partenza per Milano, Tatarella gli viene incontro: "Omaggi a sua eccellenza!". "Sua eccellenza sarà lei..." sorride Nichi. "Quant'è bravo 'sto ragazzo, che spinge i suoi avversari al suicidio" aggiunge Tatarella. E rivolto al cronista: "Ha vinto ieri e vincerà a marzo. Lo sa lui, lo so io, lo sapete pure voi". Poi s'accendono le telecamere e parte la dichiarazione ufficiale: "Rocco Palese è il miglior candidato possibile per smascherare i cinque anni d'inganno". Un vero Tatarella. Ma tutti sanno, Vendola, Tatarella che il vento ormai tira a favore del ciclone Nichi. 
 
E' diventato di colpo un principe fortunato, Nichi Vendola. Una fortuna bipartisan. D'Alema l'ha trasformato in eroe, Berlusconi gli sceglie l'antagonista di minor carisma, Rocco Palese, ombra dell'oscuro Fitto. E perfino Casini gli regala la candidatura di Adriana Poli Bortone. E dire che Vendola ha sempre considerato un limite l'appartenenza a una generazione "sfigata" di neo cinquantenni, quelli che non avevano fatto il '68 e ora sono troppo vecchi per il famoso ricambio. E' del '58. Famiglia della piccola borghesia, classe destinata all'estinzione secondo il piccolo borghese Marx, "eterna" invece per Hans Magnus Enzensberger. "Padre partito fascista per la guerra e tornato comunista come tanti". L'hanno chiamato Nicola in onore al patrono di Bari e di tutte le Russie, ma Nichi per via di Nikita Kruscev, il profeta della destalinizzazione. "E tu hai dedalemizzato la Puglia!" gli hanno detto la notte della festa. Pronta replica: "Calmi, guagliò. Non è proprio il momento d'infierire".  
 
Non ha infierito, infatti. Da quando è arrivato il pazzesco risultato del feudo di D'Alema, Gallipoli città (85 Vendola, 15 Boccia), lo sforzo del governatore è stato di ricucire. Con perle di diplomazia: "Ringrazio D'Alema d'aver indicato la soluzione democratica delle primarie". Roba da ridere per chi ha assistito alle telefonate furibonde ai delegati democratici per evitare le primarie "a tutti i costi", agli sms secchi a Michele Emiliano ("Ora è tutto nelle tue mani"), agli avvertimenti di Nicola Latorre agli aspiranti candidati.  
 
Ma nel ciclone Vendola sarebbe sbagliato ridurre tutto al duello rusticano con D'Alema. La Puglia, con queste primarie, è diventato un vero laboratorio nazionale. "Non di nuove alleanze, ma di un modo nuovo di fare politica a sinistra". Non è una vanteria. Si sono viste cose davvero nuove attorno al fenomeno Vendola. Nessuno in Italia aveva mai usato così il web, l'invenzione fortunata della "videolettera". "Abbiamo pensato che la piazza virtuale di Internet e quella reale non fossero pianeti diversi, ma evocative l'una dell'altra. E ha funzionato nel riportare alla partecipazione soprattutto i giovani". 
 
Scuola Obama, insomma. Ci si dava appuntamento in piazza via Internet. Lo chiamano il "Berlusconi rosso". "E io non mi offendo, perché sulla capacità di comunicare dal Cavaliere qualche lezione a sinistra la potremmo prendere. Ma certo sui contenuti, non c'è messaggio più lontano del nostro dal populismo della destra. Sull'immigrazione, l'ambiente, la conservazione dei beni comuni come l'acqua, la difesa dei lavoratori. La questione è che la sinistra deve riuscire a tradurre tutto questo in senso comune, attraverso anche le emozioni, perché no. E' rimasta a metà del guado fra la difesa d'ufficio, con toni vagamente sociologici, di un'identità sempre più genericamente progressista, oppure la suicida rincorsa alla destra sui temi della sicurezza". 
Ecco un altro che vuole incarnare "la terza via", si dirà. "Ma una terza via fra la casta e il populismo bisognerà pur trovarla. Qui in Puglia nessuno ha identificato me con la nomenclatura di sinistra, anche dopo cinque anni di governo. Mentre, tanto più dopo lo spettacolo delle primarie, confrontato con i vertici romani per designare lo sfidante, è il centrodestra ad apparire come una banda di politicanti. Ci sarà un motivo". 
 
"Dicono che io ho personalizzato la campagna fra me e D'Alema - continua il governatore - . Ma si tratterebbe sinceramente una misera vittoria. La questione è stata fra modi diversi di far politica a sinistra. Quello che ha prevalso in questi anni, incarnato non solo da Massimo, lo possiamo definire il fascino stringente della realpolitik. Che è stato la cifra dominante della nostra ultima esperienza di governo con Prodi, fallita non per Mastella o questo o quello, ma perché gli italiani si sono ribellati alla casta. E la destra è stata bravissima a far passare il messaggio che la casta era il centrosinistra. Io credo invece che si possa criticare il populismo dalla parte del popolo, riuscendo a evocare un senso comune alternativo a quello di Berlusconi. Ed è possibile su tutti gli argomenti dove oggi la sinistra perde". 
 
L'immigrazione, per esempio, o la giustizia? "Ma si pensa che gli operai del Nord, negli anni '50 e '60, fossero contenti di veder arrivare milioni di meridionali? Eppure il sindacato, la sinistra hanno saputo lavorare al senso comune, comunicare l'importanza dell'accoglienza. Lo stesso vale per la giustizia. Io non sono giustizialista, ma neppure reclamo l'impunità se parte un avviso di garanzia. Mi rivolgo agli elettori, come ho fatto con la videolettera, con chiarezza e nulla da nascondere" 
 
Alla fine la Puglia rimane laboratorio nazionale. Anche delle ambizioni di Vendola? "Questo si vedrà. Da oggi sono soltanto uno che deve vincere le elezioni di marzo, altrimenti, diciamo qui, sò mazzate. La vicenda pugliese è stata un'epifania, una storia che ne ha chiarite in maniera direi plastica tante altre precedenti. Spetta ai dirigenti del centrosinistra trarne le conseguenze".
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