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Il politico non lotta soltanto per porsi al centro del proscenio nelle cerimonie politiche, ma cerca anche di circondarsi di simboli appropriati per dare ai suoi gesti una certa aura di legittimità.

David Kertzer
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mercoledì 08 settembre 2010
 
 
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dario fo

LETTERA DI DARIO FO A MRS

«La cosa più difficile per i giovani è essere dialettici, il che significa non solo dimostrare il dubbio di chi sta dall'altra parte, ma averne anche su se stessi. Il vostro Movimento si autodefinisce RadicalSocialista: è una bella definizione. Ma guai a soffermarsi sulle sigle e le diciture. Spero di incontrarvi presto e ascoltarvi in un piacevole dialogo, e magari combinare qualcosa insieme. E' l'unico modo per conoscersi e forse per riuscire ad apprezzarsi l'un l'altro. Forza, avanti! Un abbraccio». (DARIO FO)

LEGGI QUI L'ORIGINALE

 
«Io so dove vorrei essere fra un anno»
Scritto da Fernanda Marotti   
mercoledì 21 luglio 2010
Venerdì 16 luglio --- Aeroporto Falcone-Borsellino: parti per loro e li incontri subito, appena arrivi a Palermo. Più tardi capirò che l’afa non ti lascia quasi mai per cui ti ci abitui. Ma al principio fiacca anche i pensieri ed è la vista che prende il sopravvento perché la bellezza qui è ovunque, la vedi anche se è coperta da cento anni di abbandono. In questa città-simbolo tutto sembra in bilico, come fosse al limite, e stia resistendo. Resiste la grazia elegante dei viali cittadini maltrattati, resiste il litorale cosparso di cumuli di rifiuti, resiste la gente mescolata di tutti i colori, inventandosi ogni giorno un futuro senza certezze che potrebbe essere anche il nostro, se non riusciremo a sradicare le mafie una volta per tutte.
Sabato 17 luglio --- Per commemorare Paolo Borsellino quest’anno il Tribunale ha aperto la sua aula magna ai cittadini. I giudici sono gentili e un ragazzo in divisa piange ascoltando i ricordi di Salvatore. C’è lo Stato qui dentro, quello vero, che protegge e si sente al servizio dei cittadini onesti. Continuate a pretendere la verità - ci dice Antonio Ingroia, il giudice che più tardi, di sera, sarà insieme a Nino Di Matteo al convegno Sistemi criminali – Quanto sono “deviati” gli apparati dello Stato? L’incontro si tiene nel bel cortile dell’Università ma le sedie sono rotte e non ci sono i fondi per comperarle, per cui diverse centinaia di persone si siedono per terra. Molte di loro si capisce che non lo facevano più da tempo e tuttavia sembrano subito a loro agio. Ancora una volta ascoltiamo l’invito a partecipare, e a vigilare sulla nostra democrazia, a contestare le leggi contro le intercettazioni e sulla protezione negata ai pentiti e tutte le nuove norme che potrebbero allontanare i giudici dalla verità.
 
Domenica 18 luglio --- La strada verso la verità è come un monte da scalare: forse è questo che pensiamo tutti durante il rito ardente della salita al monte Pellegrino. Ci andavano da ragazzi Paolo e Salvatore e invece oggi ci siamo noi a urlare una rabbia infinita per tutti i ragazzi morti per mano della mafia e per difendere il nostro disgraziato paese.
I poliziotti che devono controllare il traffico sulla carrabile che ogni tanto incrocia il sentiero ci sorridono. Siamo insieme, pensiamo le stesse cose: lo Stato resiste, la gente perbene resiste, stiamo uniti.
Seicento metri di dislivello da superare in tre chilometri di salita ripida fino al 30 %. Eppure c’è anche una coppia con un bambino di pochi mesi nel marsupio, persone anziane, e tutti quei ragazzi che alle manifestazioni non ci vanno più. Non si conoscono ma bevono l’acqua dalla stessa bottiglia e si tendono la mano perché è così ripido che a scendere si rischia continuamente di cadere.
Le tv racconteranno che alla scalata c’erano “soltanto” un centinaio di persone, e non diranno delle oltre cinquecento che quella stessa sera hanno atteso di entrare in un vecchio cinema infuocato, delle altre centinaia che sono rimaste fuori e delle migliaia connesse in diretta streaming per ascoltare Salvatore Borsellino, il giudice Ingroia, Travaglio e Genchi. Questa sera Palermo c’è. E i ragazzi distribuiscono l’acqua perché il caldo qui è un’emergenza anche di notte.

Lunedì 19 luglio --- Via D’Amelio alle 10 è già piena di gente. Da un piccolo palco si alternano parole di lutto, speranza, rabbia e resistenza. Stati d’animo diversi, ma tutti orgogliosamente integri. Le agende rosse come bandiere di legalità, come gocce di sangue, come libri sacri: ce le stringiamo tra le mani e le alziamo al cielo perché le veda.
Dopo 18 anni esatti quel boato è dentro il nostro minuto di silenzio. Lo possiamo sentire. Poco dopo esploderà di nuovo nelle urla del corteo. Siamo migliaia perché quest’anno Palermo partecipa in massa. Dalle finestre molte donne applaudono e mandano baci, i balconi sono affollati e tantissimi si fermano sui marciapiedi a guardarci. Ancora sorrisi, che qui valgono molto più di una parola. Pochissimi gli indifferenti. Noto solo una ragazza che cammina rapida senza neppure alzare gli occhi dal suo gelato, e un motociclista che provando a superare un incrocio sbarrato sembra davvero sorpreso di essere fermato da un poliziotto. Per loro la mafia non esiste e quindi non esistiamo neppure noi.
Tutta la città si stringe intorno a Rita e a Salvatore, raggiungiamo l’albero di Giovanni Falcone e poi le statue appena ricostruite dei due giudici. Ormai è buio, ma come noi il caldo non molla.
Il corteo si scioglie a malincuore, e ci salutiamo con la certezza che l’anno prossimo faremo di tutto per tornare qui a Palermo.
Nella meravigliosa città simbolo dove tutto sembra in bilico, come fosse al limite, perché sta resistendo.

______________
Fernanda Marotti
______________

Grazie a Luciana e Antonio, ospiti generosi della loro amata città.
 
 

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Commenti (1)
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1. 23-07-2010 21:24
 
da Marco a Salvatore Borsellino
Quote:
In un certo senso mi sento di averti tradito. 
Tu neanche mi aspettavi, forse. O almeno non me, non il mio viso in particolare. Una di quelle tante facce ammaliate, con gli occhi emozionati che hanno avuto la fortuna e un poco il merito di incontrarti. 
Ti ho pensato molto ultimamente. Sei entrato di forza ma senza prepotenza nella mia vita. 
In una sera che poteva trascorrer normale come tante altre mi hai riportato a 18 anni fa, ad un "momento" doloroso che non ero del tutto riuscito a capire. 
Mi hai riportato ad una sofferenza che pian piano ci consuma. 
Mi hai riportato a ricordare che son una persona non del tutto accecata ma che a volte chiudo, non troppo volentieri, gli occhi. 
M'hai riportato ad un risveglio, da quel torpore che ci aiuta a sopravvivere si, ma con la testa piegata e pesante. 
E' stata per me una bella esperienza e finalmente una sorpresa. 
 
Quando T'ho visto salire sul palco con quella "cosa rossa" a braccio teso mi son detto:  
Ecco un altro esaltato, un altro che vuol farmi credere qualcosa, un altro con qualche altra verità e sicuramente qualcosaltro da vendermi.  
Ma è durato poco perchè da li a breve la mia merviglia è cominciata a crescere fino ad esplodere.  
Che brutta parola. Chiedo scusa per averla usata così: stupidamente. 
Da li comincia una "nuova" storia, e sempre da li che finiscono troppe vite. 
Credo di esser stato capace di aver colto tutto il senso della Tua presenza li, di aver percepito ogni Tuo messaggio, ogni Tua emozione, ogni Tua protesta e anche però quella Tua grande speranza. Tutto questo ho sentito e condiviso con Te. 
Alla fine mi sono timidamente avvicinato. Avevo bisogno di un contatto, di un abbraccio di saldare quell'unione. Tu e ri impegnato dalle tante domande, dalle numerose persone che ti offrivano solidarietà, dai doverosi fotografi però mi hai sentito e proprio quando ormai stanco stavi per andartene ed io riguadagnato il percorso verso l'uscita e la mia persona cara, ti sei avvicinato a me e chiesto scusa per non avermi potuto dedicare attenzione prima. 
E' stato un altro momento forte per me e ho sentito molte più cose di quante non riesca a raccontare qui. Non è stata un illusione. 
Quella sera mi son reso conto, e son sicuro che tuo fratello Paolo e il suo amico Giovanni approverebbero, che di persone "Per Esempio" all'umanità ne eran state presentate Tre. 
Io Ti ringrazio per quella "cosa rossa" che ormai sapevo cosa fossa e cosa significasse che mi hai regalato così spontaneamente e anche per l'invito di venir a Palermo nel giorno del ricordo. Intimamente dissi: SI 
 
Il giorno dopo ci rammenta che le realtà, i pesi, gli impegni le, frustrazioni per le difficoltà e le ingiustizie sono tante e che le nostre possibilità a volte son poche e quindi mi sono man mano reso conto che non potevo tener fede(anche questa a volte é una brutta parola).Così cercai almeno di partecipare in modo diverso e son finito in una sorta di "Armata Brancaleone", uno sparuto gruppo di tenaci del "Movimento Agende Rosse-Pesaro,Urbino" con sede a Fano. 
Dopo un veloce contatto al telefono e dopo una notte di festeggiamenti per un matrimonio mi "precipitai" senza quasi andare a letto alla mia prima riunione con loro alle 08:30 del mattino. 
Direi che non rimasi particolarmente impressionato dalla potenza dei mezzi ne tanto meno dall'organizzazione però ebbi modo di apprezzare tante altre cose che per me son ben più importanti.  
Non avrei neanche avuto il tempo di verificare se la mia fiducia era ben riposta perchè la sera dopo saremmo andati in scena ed era ancora tutto da preparare. 
Mi son adoperato per quanto mi era possibile nelle cose che son più capace di fare cioè manualità e ancor di più manovalanza. 
Col passare delle ore mi son reso conto che le persone del gruppo non si tiravano indietro, che ognuno cercava di dar il meglio senza strafare, eccedere sovrastare e ognuno senza ordini faceva, senza lamentarsi. In armonia, ed è una bella aria da respirare. 
Ero sicuro che la serata sarebbe andata bene perchè eravamo li, stavamo bene nonostante il caldo e le cose che immancabilmente mancano. Eravamo li per noi stessi, per Paolo, Giovanni, le scorte, i famigliari e con tutte le persone che volevano condividere con noi questa triste ricorrenza. Se anche qualcosa non fosse andato: il video, l'audio saremmo anche potuti star in silenzio con la Nostra Agenda Rossa in mano. 
E' andata molto meglio di quanto noi tutti ci aspettassimo. L a gente ha risposto molto bene, un coro di approvazioni, di sostegno a continuare. Un altra emozione nelle emozioni. 
Segno che la gente capisce e anche che certe Persone non possono esser sepolte per sempre. Che la storiala si può riportare sulla sua retta via. Non sarà sempre così facile, anzi ma non dobbiamo arrenderci. Io, in questo momento, nel pianto, mi sento felice e voglio ancora condividere con Te, con voi e con tutti quanti hanno occhi per vedere,bocche per parlare, braccia per abbracciare e Agende Rosse da impugnare.  
 
Marco 
 
P.s. Sarebbe bello che se neanche il prossimo anno potessi venir a Palermo, Palermo diventasse l'intera ITALIA tinta di Agende Rosse. 
A presto

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