| «Io so dove vorrei essere fra un anno» |
| Scritto da Fernanda Marotti | ||||||||||||||||
| mercoledì 21 luglio 2010 | ||||||||||||||||
Venerdì 16 luglio --- Aeroporto Falcone-Borsellino: parti per loro e li incontri subito, appena arrivi a Palermo. Più tardi capirò che l’afa non ti lascia quasi mai per cui ti ci abitui. Ma al principio fiacca anche i pensieri ed è la vista che prende il sopravvento perché la bellezza qui è ovunque, la vedi anche se è coperta da cento anni di abbandono. In questa città-simbolo tutto sembra in bilico, come fosse al limite, e stia resistendo. Resiste la grazia elegante dei viali cittadini maltrattati, resiste il litorale cosparso di cumuli di rifiuti, resiste la gente mescolata di tutti i colori, inventandosi ogni giorno un futuro senza certezze che potrebbe essere anche il nostro, se non riusciremo a sradicare le mafie una volta per tutte. Sabato 17 luglio --- Per commemorare Paolo Borsellino quest’anno il Tribunale ha aperto la sua aula magna ai cittadini. I giudici sono gentili e un ragazzo in divisa piange ascoltando i ricordi di Salvatore. C’è lo Stato qui dentro, quello vero, che protegge e si sente al servizio dei cittadini onesti. Continuate a pretendere la verità - ci dice Antonio Ingroia, il giudice che più tardi, di sera, sarà insieme a Nino Di Matteo al convegno Sistemi criminali – Quanto sono “deviati” gli apparati dello Stato? L’incontro si tiene nel bel cortile dell’Università ma le sedie sono rotte e non ci sono i fondi per comperarle, per cui diverse centinaia di persone si siedono per terra. Molte di loro si capisce che non lo facevano più da tempo e tuttavia sembrano subito a loro agio. Ancora una volta ascoltiamo l’invito a partecipare, e a vigilare sulla nostra democrazia, a contestare le leggi contro le intercettazioni e sulla protezione negata ai pentiti e tutte le nuove norme che potrebbero allontanare i giudici dalla verità.
![]() Domenica 18 luglio --- La strada verso la verità è come un monte da scalare: forse è questo che pensiamo tutti durante il rito ardente della salita al monte Pellegrino. Ci andavano da ragazzi Paolo e Salvatore e invece oggi ci siamo noi a urlare una rabbia infinita per tutti i ragazzi morti per mano della mafia e per difendere il nostro disgraziato paese.
I poliziotti che devono controllare il traffico sulla carrabile che ogni tanto incrocia il sentiero ci sorridono. Siamo insieme, pensiamo le stesse cose: lo Stato resiste, la gente perbene resiste, stiamo uniti.
Seicento metri di dislivello da superare in tre chilometri di salita ripida fino al 30 %. Eppure c’è anche una coppia con un bambino di pochi mesi nel marsupio, persone anziane, e tutti quei ragazzi che alle manifestazioni non ci vanno più. Non si conoscono ma bevono l’acqua dalla stessa bottiglia e si tendono la mano perché è così ripido che a scendere si rischia continuamente di cadere.
Le tv racconteranno che alla scalata c’erano “soltanto” un centinaio di persone, e non diranno delle oltre cinquecento che quella stessa sera hanno atteso di entrare in un vecchio cinema infuocato, delle altre centinaia che sono rimaste fuori e delle migliaia connesse in diretta streaming per ascoltare Salvatore Borsellino, il giudice Ingroia, Travaglio e Genchi. Questa sera Palermo c’è. E i ragazzi distribuiscono l’acqua perché il caldo qui è un’emergenza anche di notte.
Lunedì 19 luglio --- Via D’Amelio alle 10 è già piena di gente. Da un piccolo palco si alternano parole di lutto, speranza, rabbia e resistenza. Stati d’animo diversi, ma tutti orgogliosamente integri. Le agende rosse come bandiere di legalità, come gocce di sangue, come libri sacri: ce le stringiamo tra le mani e le alziamo al cielo perché le veda.
Dopo 18 anni esatti quel boato è dentro il nostro minuto di silenzio. Lo possiamo sentire. Poco dopo esploderà di nuovo nelle urla del corteo. Siamo migliaia perché quest’anno Palermo partecipa in massa. Dalle finestre molte donne applaudono e mandano baci, i balconi sono affollati e tantissimi si fermano sui marciapiedi a guardarci. Ancora sorrisi, che qui valgono molto più di una parola. Pochissimi gli indifferenti. Noto solo una ragazza che cammina rapida senza neppure alzare gli occhi dal suo gelato, e un motociclista che provando a superare un incrocio sbarrato sembra davvero sorpreso di essere fermato da un poliziotto. Per loro la mafia non esiste e quindi non esistiamo neppure noi.
Tutta la città si stringe intorno a Rita e a Salvatore, raggiungiamo l’albero di Giovanni Falcone e poi le statue appena ricostruite dei due giudici. Ormai è buio, ma come noi il caldo non molla.
Il corteo si scioglie a malincuore, e ci salutiamo con la certezza che l’anno prossimo faremo di tutto per tornare qui a Palermo. Nella meravigliosa città simbolo dove tutto sembra in bilico, come fosse al limite, perché sta resistendo. ______________ Fernanda Marotti
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Grazie a Luciana e Antonio, ospiti generosi della loro amata città. ![]() Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 257
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