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«Quando sento don Gallo...»
Scritto da Enrica Caferri   
martedì 20 luglio 2010
Quando sento don Andrea Gallo provo in me la nostalgia di un Dio che forse non c’è, ma attraverso quest’uomo sento come se mi parlasse e fosse presente lì in quel momento. Allora mi assale la nostalgia dell’assoluto, e vorrei avere occhi da bambino per guardare il mondo e il cuore degli uomini, vorrei che Dio mi mostrasse il suo volto per potermi perdere in quell’estasi assoluta che è l’amore. Non è un concetto astratto l’amore: è sofferenza, è compassione (patire con), è sentire tutto il dolore del mondo nelle proprie viscere e da questo dolore essere purificato. Allora vedo la nuova Gerusalemme scendere dal cielo, da Dio, ed il seguente passo di San Giovanni mi appare chiaro come in un sogno: «E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo d’appresso a Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. E udii una gran voce dal trono, che diceva: Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini; ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio; e asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate». (Apocalisse 21:2,4).

Le cose brutte sono passate perché i martiri, che sono i poveri, gli ultimi, i disprezzati dalla società hanno lavato le loro vesti con il sangue dell’agnello, sarebbe a dire hanno purificato l’umanità con la loro sofferenza e l’hanno innalzata verso nuovi cieli e nuove terre. A noi resta il libero arbitrio di fare la scelta di combattere affinché le sofferenze siano alleviate, le ingiustizie sociali rimosse e ogni uomo possa su questa terra possa essere amato come o forse anche più di Dio. E’ nell’uomo che s’incarna il mistero di Dio, il Dio muto che non ha mani, parola o azione, quell’Entità che ci lascia scegliere da che parte stare, per cosa vivere. Don Andrea ha fatto la sua scelta ed è chiara e netta; vorrei avere un milligrammo della sua solare condivisione, della sua sconfinata voglia di non essere più lui ma di essere il tutto che si perde nell’altro . A me non è stato dato il dono di una fede nell’uomo così grande, e di fronte alla santità della sua quotidianità mi sento sopraffatta e quasi mi vergogno di quello che sono. Forse don Andrea è l’unico uomo che riesce a farmi sentire così povera, così inadeguata, così fatua ed è anche l’unica persona che quando sento parlare mi desta commozione; attraverso lui sento la voce del Padre che mi dice: «Ritorna!», ma io sono persa nel samsāra dove tutto è illusione. La verità risiede altrove.

* * * * * * * * * *

VIVI DI NOI (Padre David Maria Turoldo)

Vivi di noi.
Sei
La verità che non ragiona.

Un Dio che pena
Nel cuore dell'uomo.

* * * * * * * * * *

Enrica Caferri

* * * * * * * * * *

Biografia di don Gallo (da Wikipedia)

Don Andrea Gallo (Genova 18 luglio 1928) è un sacerdote italiano, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova.

Andrea venne attratto fin da piccolo dalla spiritualità dei salesiani di San Giovanni Bosco, ed entrò nel 1948 al loro noviziato a Varazze, proseguendo poi a Roma il Liceo e gli studi filosofici.

Nel 1953 chiese di partire per le missioni, e venne mandato in Brasile, a San Paolo, dove compì gli studi teologici. La dittatura che vigeva in Brasile lo costrinse però, in un clima per lui insopportabile, a ritornare in Italia l'anno dopo.

Continuò quindi gli studi ad Ivrea e venne ordinato presbitero il primo luglio 1959. Un anno dopo venne inviato come cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori. Lì cercò di introdurre una impostazione educativa diversa, cercando di sostituire i metodi unicamente repressivi con una pedagogia della fiducia e della libertà; da parte dei ragazzi c'era interesse per quel prete che permetteva loro di uscire, di andare al cinema e di vivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall'unico concetto fino allora costruito, cioè quello dell’espiazione e della pena.

Dopo tre anni venne spostato ad altro incarico, e nel 1964 decise di lasciare la congregazione salesiana e chiese di incardinarsi nella diocesi genovese. La spiegazione addotta da don Andrea: «La congregazione salesiana si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale».

Ottenuta l’incardinazione a Genova, il cardinale Siri - arcivescovo di Genova in quel momento - lo inviò a Capraia, allora sotto l'arcidiocesi del capoluogo ligure, per svolgere l'incarico di cappellano del carcere. Due mesi dopo venne destinato in qualità di vice parroco alla parrocchia del Carmine dove rimase fino al 1970, anno in cui il cardinale Siri lo trasferì nuovamente a Capraia.

Nella parrocchia del Carmine don Andrea fece scelte di campo con gli emarginati. La parrocchia diventò un punto di aggregazione di giovani e adulti, di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà con i più poveri e con gli emarginati, che al Carmine trovavano un punto di ascolto.

L'episodio che provocò il trasferimento, secondo la Comunità di don Andrea, fu un incidente verificatosi nell' estate del 1970 per quanto disse durante una sua omelia domenicale. Nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish e l'episodio aveva suscitato indignazione nell'alta borghesia del quartiere: don Andrea, prendendo spunto dal fatto, ricordò nell'omelia che rimanevano diffuse altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare "inadatto agli studi" se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare "azione a difesa della libertà".

Don Andrea fu accusato di essere comunista, le accuse si moltiplicarono in breve tempo e questo sarebbe stato il motivo per cui la curia decise il suo allontanamento.

Il provvedimento dell'arcivescovo provocò nella parrocchia e nella città un movimento di protesta, ma la curia non tornò indietro e ingiunse a don Andrea di obbedire.

Tuttavia don Andrea rinunciò all'incarico offertogli all’isola di Capraia, ritenendo che lo avrebbe totalmente e definitivamente isolato.

Qualche tempo dopo venne accolto dal parroco di San Benedetto al Porto, don Federico Rebora, ed insieme ad un piccolo gruppo diede vita alla sua comunità di base, la Comunità di San Benedetto al Porto.

Da allora si è impegnato sempre di più per la pace e nel recupero degli emarginati, chiedendo anche la legalizzazione delle droghe leggere: nel 2006 si è fatto multare, compiendo una disobbedienza civile, fumando uno spinello nel palazzo comunale di Genova per protestare contro la legge sulle droghe.

Sin dal 2006 appoggia attivamente il movimento NO DAL MOLIN di Vicenza che si oppone alla costruzione di una nuova base militare Usa a Vicenza. Partecipa a varie manifestazioni che vedono la presenza di decine di migliaia di persone. In particolare da ricordare la manifestazione No Dal Molin a Vicenza del 17 febbraio 2007 che vide la presenza di oltre 130.000 persone. Più volte don Andrea si reca a Vicenza, in occasione dell'annuale Festival No Dal Molin. Il 10 maggio 2009 acquista assieme ad oltre 540 persone fisiche il terreno dove ormai da anni sorge il Presidio Permanente No Dal Molin per mettere radici sempre più profode a difesa ad oltranza del territorio e dei beni comuni.

Nel marzo del 2007 è uscito il libro Io cammino con gli ultimi, scritto insieme allo scrittore genovese Federico Traversa.

Nell'aprile del 2008 ha aderito al V-Day organizzato da Beppe Grillo.

Il 27 giugno 2009 Don Gallo ha partecipato al Genova Pride, lamentando le incertezze della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali.

Don Gallo ha anche tenuto l'orazione funebre al funerale di Fernanda Pivano a Genova il 21 agosto 2009.

Venerdì 4 dicembre 2009 gli è assegnato il Premio Fabrizio De Andrè consistente nel Quartaro d’oro, antica moneta della repubblica genovese. Il premio è stato consegnato presso il salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi di Genova.


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Commenti (13)
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1. 20-07-2010 10:39
   
2. 20-07-2010 10:44
 
Ho provveduto a segnalare l'articolo di Enrica alla Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, attraverso il loro sito internet indicato sopra.
Registrato
 
3. 20-07-2010 10:58
 
dal sito della Comunità
Quote:
CRONISTORIA DI DON ANDREA GALLO  
 
"Un prete che si è scoperto uomo"  
 
 
Andrea nasce a Genova il 18 Luglio 1928 e viene immediatamente richiamato, fin dall'adolescenza, da Don Bosco e dalla sua dedizione a vivere a tempo pieno "con" gli ultimi, i poveri , gli emarginati, per sviluppare un metodo educativo che ritroveremo simile all'esperienza di Don Milani, lontano da ogni forma di coercizione.  
Attratto dalla vita salesiana inizia il noviziato nel 1948 a Varazze, proseguendo poi a Roma il Liceo e gli studi filosofici. 
Nel 1953 chiede di partire per le missioni e viene mandato in Brasile a San Paulo dove compie studi teologici: la dittatura che vigeva in Brasile, lo costringe, in un clima per lui insopportabile, a ritornare in Italia l'anno dopo. 
Prosegue gli studi ad Ivrea e viene ordinato sacerdote il 1 luglio 1959. 
Un anno dopo viene nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori: in questa esperienza cerca di introdurre una impostazione educativa diversa, dove fiducia e libertà tentavano di prendere il posto di metodi unicamente repressivi; i ragazzi parlavano con entusiasmo di questo prete che permetteva loro di uscire, poter andare al cinema e vivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall'unico concetto fino allora costruito, cioè quello dell'espiazione della pena. 
Tuttavia, i superiori salesiani, dopo tre anni lo rimuovono dall'incarico senza fornirgli spiegazioni e nel '64 Andrea decide di lasciare la congregazione salesiana chiedendo di entrare nella diocesi genovese: "la congregazione salesiana, dice Andrea, si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale".  
Viene inviato a Capraia e nominato cappellano del carcere: due mesi dopo viene destinato in qualità di vice parroco alla chiesa del Carmine dove rimarrà fino al 1970, anno in cui verrà "trasferito" per ordine del Cardinale Siri.  
Nel linguaggio "trasparente" della Curia era un normale avvicendamento di sacerdoti, ma non vi furono dubbi per nessuno: rievocare quel conflitto è molto importante, perché esso proietta molta luce sul significato della predicazione e dell'impegno di Andrea in quegli anni, sulla coerenza comunicativa con cui egli vive le sue scelte di campo "con" gli emarginati e sulle contraddizioni che questa scelta apre nella chiesa locale. 
La predicazione di Andrea irritava una parte di fedeli e preoccupava i teologi della Curia, a cominciare dallo stesso Cardinale perché, si diceva, i suoi contenuti "non erano religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti".  
 
Un'aggravante, per la Curia è che Andrea non si limita a predicare dal pulpito, ma pretende di praticare ciò che dice e invita i fedeli a fare altrettanto: la parrocchia diventa un punto di aggregazione di giovani e adulti, di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà per i più poveri, per gli emarginati che trovano un fondamentale punto di ascolto.  
Per la sua chiara collocazione politica, la parrocchia diventa un punto di riferimento per molti militanti della nuova sinistra, cristiani e non.  
L'episodio che scatena il provvedimento di espulsione è un incidente verificatosi nel corso di una predica domenicale: lo descrive il settimanale "Sette Giorni" del 12 Luglio 1970, con un articolo intitolato "Per non disturbare la quiete". 
Nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish e l'episodio aveva suscitato indignazione nell'alta borghesia del quartiere: Andrea, prendendo spunto dal fatto, ricordò nella propria predica che rimanevano diffuse altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare "inadatto agli studi" se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare "azione a difesa della libertà". 
Qualcuno disse che Andrea era oramai sfacciatamente comunista e le accuse si moltiplicarono affermando di aver passato ogni limite: la Curia decide per il suo allontanamento dal Carmine. 
Questo provvedimento provoca nella parrocchia e nella città un vigoroso movimento di protesta ma, la Curia, non torna indietro e il "prete scomodo" deve obbedire: rinuncia al posto "offertogli" all'isola di Capraia che lo avrebbe totalmente e definitivamente isolato.  
Lasciare materialmente la parrocchia non significa per lui abbandonare l'impegno che ha provocato l'atteggiamento repressivo nei suoi confronti: i suoi ultimi incontri con la popolazione, scesa in piazza per esprimergli solidarietà, sono una decisa riaffermazione di fedeltà ai suoi ideali ed alla sua battaglia "La cosa più importante, diceva, che tutti noi dobbiamo sempre fare nostra è che si continui ad agire perché i poveri contino, abbiano la parola: i poveri, cioè la gente che non conta mai, quella che si può bistrattare e non ascoltare mai.  
Ecco, per questo dobbiamo continuare a lavorare!" 
Qualche tempo dopo, viene accolto dal parroco di S. Benedetto, Don Federico Rebora, ed insieme ad un piccolo gruppo nasce la comunità di base, la Comunità di S. Benedetto al Porto: quest'anno festeggiamo trentadue anni: se il nostro progetto con tanti compagni e compagne non fosse un poco riuscito, potremmo essere ancora qui???  
 
 
Dopo tanti anni, la nostra porta è sempre aperta! 
 

 
 
Quote:
La Nostra Storia  
40 anni di storia! 
 
La Comunità San Benedetto al Porto in Genova inizia l'attività a tempo pieno nel giugno 1975, nei locali della Canonica messi a disposizione dal buon parroco, don Federico Rebora. 
L'Associazione Comunità San Benedetto al Porto si è costituita con atto notarile il 2 marzo 1983. 
E' iscritta all'albo Regionale degli Enti Ausiliari della Regione Liguria e della Regione Piemonte. E' convenzionata con i Servizi per le Tossicodipendenze (Ser.T.) della Regione Liguria e con i Ser.T. di: Acqui, Alessandria, Domodossola, Settimo Torinese, Tortona, Trieste, Milano e Torino. 
La Comunità è tra quei gruppi di frontiera che hanno promosso e co-fondato col Gruppo Abele il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) nell'aprile 1982. 
La Comunità accoglie tutti coloro che si trovano in situazione di disagio, con particolare attenzione al mondo della tossicodipendenza da sostanze illegali, da alcool e del disagio psichico. 
La Comunità è disponibile per coppie o singoli genitori con bambini. 
Sin dall'inizio la Comunità ha voluto essere una presenza sul territorio, attiva e collaborativi con i Servizi Pubblici, ai quali riconosce la centralità dell'intervento sociale. L'azione della Comunità non vuole essere né assistenziale, né sostitutiva. La Comunità riesce ad essere tanto più efficace, quanto meglio l'Ente Pubblico sviluppa una rete diversificata di servizi, che rispondono ai bisogni dell'utenza, integrata ad una strategia di prevenzione. 
Scopo fondamentale della Comunità è offrire una proposta di emancipazione da ogni forma di dipendenza, all'interno di una partecipazione e confronto critici con il sociale e con il politico. 
Questo progetto di crescita non è stato improvvisato; esso nasce da una lunga esperienza con il mondo della devianza e dell'emarginazione del suo fondatore, don Andrea Gallo, salesiano, incardinato dal 1965 nella Diocesi Genovese. 
Lo Spirito di don Bosco, il martirio (1945) del pastore luterano D. Bonhoeffer, la testimonianza di don Lorenzo Milani e della sua scuola di Barbiana, l'insegnamento di don G. Aldo Ellena sul valore culturale dell'Animazione Sociale e sulla funzione e progettualità del volontariato, la Primavera del Concilio Vaticano II, il rifiorire della Resistenza Indio-Afro popolare dell'America Latina, il pensiero e l'azione dello psichiatra Franco Rotelli, direttore dei servizi psichiatrici di Trieste e Mario Tommasini, delle Cooperative Sociali di Parma, la Comunità ha realizzato il comune progetto (1988) di un albergo e di una Comunità Agricola nella Repubblica Dominicana. 
 

Registrato
 
4. 20-07-2010 13:47
 
dal sito della Comunità
La "mistica" che c'è nell'articolo di Enrica è evidentemente del tutto soggettiva, invece l'apprezzamento per l'opera sociale di don Gallo è grande, soprattutto a sinistra.
Registrato
 
5. 20-07-2010 13:50
 
dal sito della Comunità
Tu la chiami mistica io la definisco conoscenza
Registrato
 
6. 20-07-2010 14:29
 
dal sito della Comunità
de gustibus, io preferisco la ragione applicata all'esperienza "terrena", ma va bene così.
Registrato
 
7. 20-07-2010 16:08
 
buon compleanno al radicalsocialista Don
il suo spirito francescano-radicalsocialista dovrebbe essere di esempio per le alte sfere vaticane. 
Auguri!
Registrato
 
8. 20-07-2010 17:32
 
buon compleanno al radicalsocialista Don
Una persona seria, seria nel senso che si preoccupa e si impegna realmente, deve dare tutta la sua attenzione al problema del rapporto, della libertà e della conoscenza. 
(Un modo diverso di vivere) 
 
Jiddu Krishnamurti
Registrato
 
9. 20-07-2010 20:51
 
buon compleanno al radicalsocialista Don
Grande Don! Complimenti e auguri!
Registrato
 
10. 22-07-2010 19:55
 
buon compleanno al radicalsocialista Don
La conoscenza terrena altro non è che la mistica applicata.
Registrato
 
11. 23-07-2010 10:47
 
Il GRAZIE di don Gallo!
Quote:
«Carissimi, un Grazie immenso! Sempre nella difesa dei diritti civili 
ciao  
don Gallo» 

 
Onorati per l'attenzione!
Registrato
 
12. 23-07-2010 20:07
 
agnostico a 360°
Dentro di me sono credente, l'ho scritto tante volte. Poi se uno mi chiede se credo in Diio intendendo di provar ne l'esistenza e giustificare la mia fede, naturalmente non posso. Se intimamente oso credere, raziopnalmente l'unica risposta onesta che posso dare a terzi da un punto di vista syrettamente razionale mi appare sospendere il giudizio e darmi agnostico.  
 
E allora permettetemi di fare l'agnostico a 360° per una volta. Forse non c'è, ma magari c'è: anche questo è essere agnostici, cioè sospendere il giudizio razionale. Chi non crede faccia anch'egli l'agnostico è ne converrà. 
 
E l'importante è che comunque in qualcosa, anzi certo in molte cose, irriducibilmente mi darebbe torto. E di questo lo ringrazio: di averci dato una coscienza. Perché se esiste, a Lui tutti sono accetti, perché la coscienza ci rende liberi e differenti. E' alle religioni istituzuionalizzate e soprattutto all'ideologia che la coscienza da fastidio. 
 
E se non esiste, amen.
Registrato
 
13. 24-07-2010 00:50
 
agnostico a 360°
Non bisogna domandarsi se Dio esiste o no , bisogna solo mettere il "cuore in ascolto" verso le cose che razionalmente non riusciamo a spigarci.
Registrato
 

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