HomeForumChatNewsLinkArea DownloadRelaxChi siamoContattaciISCRIVITI!AIUTO

La libertà, quando comincia a mettere radici, è una pianta di rapida crescita.

George Washington
Home arrow POLITICA arrow Ora e sempre resistenza arrow Un altro 19 luglio per esigere VERITA’
mercoledì 08 settembre 2010
 
 
Contenuti
CHI SIAMO
MRS
POLITICA
CULTURA
SATIRA
RELAX
Materiali e info
AREA DOWNLOAD
NEWS DALLA RETE
LINK UTILI
Chi è online
Abbiamo 9 visitatori e 1 utente online
  • sendrow
UTENTI ISCRITTI AL SITO
735 Registrati
2 Oggi
10 Questa settimana
33 Questo mese
Ultimo: herohs16
Un altro 19 luglio per esigere VERITA’
Scritto da Salvatore Borsellino   
sabato 17 luglio 2010

E’ passato un anno da quando ci siamo ritrovati tutti a Palermo, in via D’Amelio, per impedire che quel luogo, reso sacro dal sacrificio di Paolo e dei suoi ragazzi, venisse ancora una volta profanato. Profanato dagli avvoltoi che, tornando sulla scena del delitto, arrivano come ogni anno ad assicurarsi che Paolo sia veramente morto. Ad assicurarsi che non possa più mettersi di traverso rispetto ad una ignobile trattativa stretta tra Stato e antistato della quale oggi continuiamo a vedere gli effetti ed a pagare le conseguenze. Ad assicurarsi che possano continuare a godere i frutti di quel patto scellerato e continuare a pagare le cambiali contratte per concludere quel patto. L’anno scorso, in via D’Amelio abbiamo per la prima volta stretto in mano e levato al cielo le nostre Agende Rosse e, per la prima volta, nessun rappresentante delle Istituzioni ha avuto il coraggio di arrivare in quella via. Nessuno di loro è venuto a deporre quelle corone di fiori che non avremmo accettato fossero poste davanti alle foto di Paolo, di Agostino, di Claudio, di Emanuela, di Vincenzo, di Walter, i nostri eroi. Se qualcuno di loro fosse arrivato lo avremmo dirottato su una riproduzione della tomba di Vittorio Mangano, il loro eroe. Anche quest’anno saremo in quella strada, con le nostre Agende Rosse ad impedire che ci vengano imposti quei funerali di Stato che 18 anni fa abbiamo rifiutato. Con quelle Agende Rosse siamo stati, un anno fa, nell’atrio della Facoltà di Giurisprudenza, dove Paolo ha vissuto quattro degli anni della propria giovinezza, preparando quegli esami che lo avrebbero portato a diventare il più giovane magistrato d’Italia, ed anche quest’anno saremo in quell’atrio, a ripercorrere i passi di Paolo.

Siamo saliti, levando le nostre grida di rabbia, lungo le rampe assolate che portano al Castello Utveggio, sul monte Pellegrino. Da lì abbiamo visto con i nostri occhi come chi ha azionato il detonatore che ha provocato la strage potesse, ad occhio nudo, vedere, davanti al portone di Via D’Amelio, il Giudice Paolo suonare il campanello della casa dove lo aspettava sua madre. Anche quest’anno saliremo quelle rampe, e continueremo a farlo ogni anno, fino a quando non sapremo chi, da quel Castello, ha azionato il detonatore che ha causato la strage. Con quelle Agende Rosse siamo stati in via D’Amelio, nell’ora della strage, quando è calato il silenzio e ciascuno di noi ha potuto sentire battere forte il proprio cuore e, nel battito del cuore degli altri, ha riconosciuto il battito del cuore di Paolo e dei suoi ragazzi. Anche quest’anno saremo lì, nell’ora della strage, quando suonerà il silenzio e la voce di Marilena Monti ci farà sentire ancora una volta l’addio di Palermo al Giudice Paolo.

Ancora con quelle Agende Rosse abbiamo percorso a piedi le strade di Palermo, fino ad arrivare nelle strade della Kalsa, in piazza Magione. Quella piazza, quel quartiere, dove Paolo e Giovanni si sono affacciati alla vita e sono poi cresciuti insieme con tanti di quei ragazzi che poi la vita avrebbe portato nelle mani di quelli che sarebbero stati i loro assassini. Quest’anno dall’olivo di Via D’Amelio andremo insieme fino all’albero che in Via Notarbartolo ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i ragazzi della loro scorta Antonino Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Con quelle Agende Rosse siamo stati, un anno fa, davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo a gridare la nostra solidarietà ed il nostro affetto a quei magistrati per i quali oggi, con le stesse Agende Rosse in mano e nel cuore, ci siamo costituiti in Scorta Civica in loro appoggio ed a loro protezione. Davanti allo stesso Palazzo di Giustizia saremo quest’anno per fare sentire ai quei magistrati come la nostra solidarietà e il nostro affetto si siano fatti ancora più forti a fronte del duro lavoro che, a rischio della loro stessa vita, continuano a portare avanti per la Giustizia e per la Verità.

Con le stesse Agende Rosse in mano e nel cuore siamo stati poi, per tutto questo anno che è trascorso da allora, in tanti incontri, in tante città, dovunque fosse necessaria la nostra rabbia, la nostra voglia di Verità e di Giustizia, o il nostro amore. Siamo stati a Roma, a L’Aquila, ancora a Palermo, nelle vicinanze del Natale, e abbiamo riempito l’olivo di Via D’Amelio di foglietti rossi con i nostri pensieri per Paolo; a Torino, a Napoli, a Pescara, a Cinisi, in tante altre città, in tanti altri incontri, in tante altre battaglie. Ora è passato un anno e Paolo ci chiama ancora una volta nel posto dove ha guardato l’ultima volta il cielo azzurro di Palermo, dove il suo sangue si è mescolato a quello dei suoi ragazzi, dove qualcuno ha sottratto dalla sua borsa quell’Agenda Rossa che è diventata il nostro simbolo. Tante cose sono cambiate in questo anno, il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime, la nostra Costituzione viene sempre più messa sotto tiro e chi ne dovrebbe essere il garante è sempre più preda della sua ignavia, i magistrati sono sempre più attaccati e vilipesi, ma nonostante questo, alcuni di loro, a Palermo e a Caltanissetta stanno forse riuscendo a togliere il velo che finora ha impedito di arrivare ai mandanti occulti delle stragi del ’92 e del ’93.

Alcuni nuovi collaboratori di Giustizia stanno parlando con i magistrati, tanti personaggi hanno improvvisamente, a 17 anni di distanza, riacquistato barlumi di memoria e cominciano a fare delle ammissioni sulla “trattativa”. Solo uno, Nicola Mancino, continua a fingere di non ricordare, ma, forse, dovrà presto scavare nella propria memoria davanti ai magistrati. Noi siamo pronti per rispondere alla chiamata di Paolo, saremo a Palermo il 17, il 18, chi potrà, e il 19 tutti perché Paolo ha bisogno di noi, ancora una volta Palermo si riempirà delle nostra Agende Rosse e delle nostra grida di incitamento alla RESISTENZA.

Chiedo a tutti e soprattutto a quei Palermitani che 18 anni fa hanno saputo scacciare via dalla Cattedrale di Palermo, davanti alle bare dei ragazzi di Paolo fatti a pezzi nella strage, quei politici che davanti a quelle bare si disputavano i primi posti per essere meglio ripresi dalle telecamere, di venire in Via D’Amelio dove gli occhi di Paolo e dei suoi ragazzi hanno visto per l’ultima volta il cielo azzurro della nostra città. Un giorno della nostra vita per chi ha sacrificato la propria vita, per noi, in quella strada sul cui selciato il sangue di quei martiri non si potrà asciugare fino a quando Giustizia non sarà fatta.
_________________
Salvatore Borsellino
_________________
Qui sotto, la locandina di una delle numerose manifestazioni in programma il 19 luglio in tutta Italia: quella di Fano (PU)

Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 243

Commenti (4)
Commenti RSS
1. 17-07-2010 22:56
 
grande Fernanda nella foto!
Registrato
 
2. 17-07-2010 23:21
 
Quote:
L'ANNIVERSARIO 
Palermo, distrutte le statue dei pm antimafia 
Napolitano esprime "profonda indignazione" 
Al via le commemorazioni a 18 anni dalla strage di via D'Amelio in cui persero la vita Borsellino e i cinque uomini della scorta. TUtti con in mano l'agenda rossa del magistrato fatta sparire dopo l'eccidio. Abbattute la statua sua e quella di Falcone. "Un'azione vile" 
 
Palermo, con le "agende rosse" 
davanti al Palazzo di Giustizia  
 
PALERMO - Il diciottesimo anniversario della strage di via D'Amelio è stato offeso da un atto vandalico: qualcuno nella notte ha deturpato le statue dei pm Falcone e Borsellino, entrambi giustiziati da Cosa Nostra e simbolo della lotta alla mafia. Un atto nei confronti del quale il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha manifestato la sua "profonda indignazione per quanto accaduto". Palermo questa mattina si è svegliata ricordando a tutti di avere due anime, una capace di gesti del genere e un'altra, sempre più definita, che lotta per rendere la Sicilia una terra libera. 
 
I rappresentanti di questa Italia parallela hanno sfilato oggi tutti in piedi, con l'"agenda rossa" in mano, nell'Aula Magna del palazzo di giustizia palermitano. Si è aperta così l'iniziativa con cui la sezione distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati ha deciso di commemorare Paolo Borsellino, ucciso 18 anni fa in via D'Amelio. L'anniversario cade in realtà il 19 luglio, ma fin da oggi nel capoluogo siciliano sono previste alcune iniziative per ricordarne la figura e la storia. Un'aula gremita in gran parte da esponenti e simpatizzanti del comitato "Scorta civica", che questa mattina ha organizzato anche un presidio davanti al palazzo di giustizia, esponendo come simbolo proprio l'agenda rossa del magistrato, fatta sparire subito dopo la strage in cui persero la vita anche cinque uomini della scorta. 
 
E della strage ha parlato il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, dicendo che "sono stati aperti squarci importanti, ma non so se sarà possibile raggiungere la verità, si è parlato di una verità impervia e io sono d'accordo". Messineo ha ricordato che "c'è un'indagine condotta dalla Procura di Caltanissetta che si sta muovendo con grandissimo impegno e notevole efficacia, la cosa migliore è stare vicino alla Procura, supportarla e aiutarla nelle sue attività". Molti gli applausi con cui l'ingresso dei giudici è stato accolto in aula, "sono cose che ci fanno piacere e tra le poche gratificazioni che riceviamo - ha detto Messineo - è la conferma che nell'opinione pubblica c'e' fiducia nella magistratura, per noi è un'esortazione ad andare avanti. Noi siamo convinti della necessità di fare il nostro dovere e lo faremo in qualunque condizione".  
 
Sostegno ai magistrati è stato espresso anche dal fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, il quale ha detto che "un pezzo dello Stato insieme alla mafia ha impedito che Paolo potesse continuare il suo lavoro" e che "oggi siamo qui per far sentire il nostro sostegno ai magistrati che questa verità continuano a cercarla giorno dopo giorno". "Lunedì prossimo, 19 luglio - ha aggiunto- saremo di nuovo in via D'Amelio per celebrare i nostri funerali di Stato di Paolo e non vogliamo rappresentanti istituzionali e politici che indegnamente occupano il loro posto". 
 
Mentre la sorella di Borsellino, Rita, ha osservato che "il momento attuale è peggiore del '92. Allora sapevano chi erano gli amici e chi i nemici, con tutti i limiti del caso si sapeva a chi affidare la propria fiducia. Oggi non è così. Sappiamo che non possiamo fidarci praticamente di nessuno. Per anni ci sono state dette bugie proposte come verità. Oggi sappiamo che non c'è verità. La caparbietà dei magistrati che continuano a cercarla è il modo più bello per raccogliere l'eredità di Paolo".  
 
Palermo, si diceva, si prepara a celebrare con una serie d'eventi la giornata del ricordo. Oltre al presidio della "Scorta civica" allestito al mattino in piazza Vittorio Emanuele Orlando, davanti al palazzo di giustizia, e la commemorazione da parte dell'Anm nell'aula del tribunale, alle 20.30 Presso la facoltà di Giurisprudenza dell'università si aprirà il convegno promosso dall'associazione "Antimafiaduemila" dal titolo "Sistemi criminali. Quanto sono deviati gli apparati dello Stato?". Al dibattito partecipiano - fra gli altri - Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinatoil procuratore aggiunto Antonio Ingroia, il procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato e il pm Antonino Di Matteo.  
 
Domenica mattina invece partirà da via D'Amelio la marcia delle "agende rosse" mentre alle 20 è previsto un incontro presso l'ex cinema Edison. La commemorazione prosegue lunedì, con due cortei che attraverseranno le vie di Palermo: il primo partirà alle 18 e unirà via D'Amelio e l'albero Falcone, il secondo - la fiaccolata silenziosa - muoverà alle 20 da piazza Vittorio Veneto per arrivare in via D'Amelio intorno alle 23. 
 
Questa mattina verso le ore 9.30 una pattuglia dei Carabinieri in transito in via Libertà si è accorta però che le due statue in gesso, raffiguranti i giudici Falcone e Borsellino, situate nel pomeriggio di ieri tra piazza Castelnuovo e Via Quintino Sella, erano state danneggiate da ignoti. Le opere, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, erano state depositate da rappresentanti dell'Associazione Falcone-Borsellino di Palermo. 
 
Unanime la condanna di politici e rappresentanti delle istituzioni. "Qualunque sia la matrice del gesto che ha danneggiato le statue dei giudici Falcone e Borsellino - ha detto la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro - si tratta di un'azione inqualificabile". Sulla stessa linea il sindaco di Palermo, Diego Cammarata: "Mi vergogno profondamente - ha detto - per chi compie atti vandalici così ignobili. Si tratta di un'azione vile, che manifesta la mancanza di rispetto per due simboli così importanti della lotta alla mafia, e l'assoluta assenza di senso civico". Il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha espresso il suo sdegno per un "atto gravissimo che evidenzia mancanza di consapevolezza del prezzo pagato dal Paese per garantire a tutti libertà e democrazia", e per il cooordinatore dei giovani del Pdl Francesco Pasquali, si tratta di "un gesto vigliacco e di oltraggio alla coscienza civile italiana. E' impensabile che esistano persone in grado, ancora oggi, di scagliarsi contro due figure che rappresentano il sacrificio estremo della società e dello Stato contro la criminalità organizzata".  
 
(Repubblica, 17 luglio 2010) 

Registrato
 
3. 19-07-2010 13:39
 
http://www.dirittodicritica.com/2010/07/
Quote:
«L’Italia è una Repubblica fondata sul sangue delle stragi». Intervista a Salvatore Borsellino 
 
 
Nell’anniversario della strage di via D’Amelio, DdC intervista Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, ucciso diciotto anni fa insieme agli uomini della scorta dall’esplosione di un’autobomba. Dai depistaggi all’attendibilità dei pentiti, alla situazione attuale dell’opinione pubblica e della politica italiana, Salvatore fa una panoramica mirata di un Paese in crisi di identità che stenta a reagire anche alle notizie più gravi. 
 
Salvatore, quali sono i punti oscuri della vicenda relativa alla morte di tuo fratello, il giudice Paolo Borsellino? 
 
Certi punti delle indagini restano oscuri perché negli anni ci sono stati depistaggi oppure i magistrati sono stati bloccati nella loro attività. Uno dei maggiori punti ancora da chiarire resta di sicuro quello del castello Utveggio, su cui non si è mai indagato a sufficienza: da lì si vede benissimo il cancello di via D’Amelio e si poteva controllare l’arrivo di mio fratello. Se fin dall’inizio le indagini fossero andate avanti senza subire deviazioni mirate o depistaggi, probabilmente oggi avremmo la verità. Da un anno a questa parte, comunque, qualcosa effettivamente si è mosso. 
 
Si è assistito spesso ad una guerra tra pentiti per quel che riguarda l’attendibilità: Scarantino contro Spatuzza. 
 
Scarantino non ha alcuna attendibilità e questo alcuni magistrati più attenti l’avevano capito fin da subito. Era un personaggio di basso livello nel panorama mafioso eppure è stato coinvolto in ben tre processi (Borsellino, Borsellino bis e ter). Per Spatuzza il discorso è ben diverso. Non era un elemento di basso profilo all’intero di Cosa Nostra e le sue dichiarazioni sono considerate attendibili dai magistrati, tanto è vero che qualcuno deve averne paura. La dimostrazione è nella protezione negata a Spatuzza, nonostante le rivelazioni che il pentito ha fatto. Ci si è giustificati dicendo che la legge non ammette rivelazioni fatte oltre il tempo massimo di 180 giorni. Bisogna allora chiedersi se la legge non vada modificata, dal momento che è innegabile l’utilità per lo Stato di una dichiarazione quando questa si rivela attendibile e comprovata. Quanto è avvenuto per Spatuzza è un segno evidente inviato ai pentiti: certe affermazioni non si devono fare, di certi livelli non si deve parlare. 
 
Ci sono poi alcuni politici che a parole hanno sempre difeso l’antimafia ma hanno atteso quasi vent’anni per ricordare particolari della trattativa tra Stato e criminalità organizzata. 
 
Questo forse è il fatto più grave. Diversi personaggi, anche istituzionali, hanno ritenuto di dover ricordare qualcosa solo dopo che il figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino, ha fatto rivelazioni sulla trattativa intercorsa tra Stato e mafia. Evidentemente hanno voluto anticipare scoperte che comunque le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta avrebbero fatto. 
 
Salvatore, come consideri la situazione attuale dell’opinione pubblica e della classe politica italiana? 
 
Purtroppo nell’opinione pubblica è subentrata una sorta di assuefazione: si ascoltano notizie relative ad una trattativa tra Stato e mafia e non si reagisce in alcun modo. La colpa, però, è anche di certi telegiornali che nascondono le notizie: gli aquilani – ad esempio – sono dovuti scendere in piazza per denunciare la falsità del palcoscenico mediatico creato ad arte dopo il terremoto. In un panorama di questo tipo, l’italiano medio come fa a conoscere nei dettagli le vicende? Bisogna leggere e studiare in modo approfondito i libri e le carte, altrimenti è impossibile. 
Sul versante politico il discorso è diverso. Innanzitutto bisogna sottolineare che la nostra è una Repubblica fondata sul sangue delle stragi e sulla trattativa con la criminalità organizzata: le conseguenze sono evidenti a tutti. Inoltre, al governo c’è un partito costruito e plasmato da un personaggio come Marcello Dell’Utri che, secondo i magistrati, in alcune occasioni ha avuto diversi contatti con la mafia. Siamo ormai al fondo del baratro: il nostro Paese ha un peccato originale che deve lavare. 
 
Scritto da Emilio Fabio Torsello in data 19 luglio 2010

Registrato
 
4. 20-07-2010 07:33
 
http://www.dirittodicritica.com/2010/07/
Un grazie a Fernanda Marotti (è lei nella fotina in alto, a Palermo con l'agenda rossa in mano!) per la diretta di ieri da Palermo e la graditissima citazione del Movimento RadicalSocialista!
Registrato
 

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6
AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com
All right reserved

 
< Prec.   Pros. >
 
Top! Top!