| Eppur si muove... (il regime e i suoi lacché, la crisi del berlusconismo e la speranza marchigiana) |
| Scritto da Giancarlo Iacchini | ||||||||||||||||
| sabato 13 marzo 2010 | ||||||||||||||||
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Gli ultimi sondaggi dicono che la popolarità del premier non è mai stata così bassa, e non è improbabile pensare che questo crollo di consensi si ripercuota (almeno in parte) anche sulle imminenti elezioni regionali. Gli scandali che hanno coinvolto alcuni personaggi legati alla Protezione Civile, ed in particolare il rivoltante sfruttamento economico dello stesso terremoto dell’Aquila, hanno aperto gli occhi a tanti cittadini circa l’immoralità e la corruzione del regime politico-affaristico che ha messo le mani sul Paese. La crisi economica si è trasformata in una crisi sociale sempre più drammatica, la cui gravità è però continuamente irrisa da Berlusconi e i suoi ministri, tutti intenti a dimostrare che l’Italia non ha nessunissimo problema: ciò ha posto quella piccola e media borghesia che ha rappresentato la base del regime arcoriano in una situazione di imbarazzante conflitto tra la realtà vissuta e l’illusione ideologica coltivata fino a ieri.
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Lo sciopero della Cgil è andato bene; le piazze tornano a riempirsi. Perfino il cloroformizzato mondo della scuola dà segni di risveglio, tornando a scioperare contro gli insopportabili tagli della pseudo-riforma Gelmini. In quelle stesse scuole che nei piani del primo governo Berlusconi avrebbero dovuto avere entro pochissimi anni «un computer in ogni aula», oggi non ci sono più nemmeno i soldi per i gessi e la carta igienica, o per le pile dei telecomandi di quei pochi fatiscenti videoregistratori; e si fa fatica ad organizzare i viaggi d’istruzione perché non sono più possibili i rimborsi-spese per i docenti accompagnatori.
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Un Paese in cassa integrazione, sbattuto tra il lavoro sempre più precario e la disoccupazione vera e propria, tra il fallimento epocale del capitalismo neoliberista ed una classe politica (di governo ma in parte anche di opposizione) che aveva fatto di quel modello la sua bandiera ideologica. La risposta più efficace potrà venire, in questa fase, dalla saldatura tra i movimenti di opposizione dal basso (come il “popolo viola”) ed una rinnovata sinistra politica che, rifiutando la politica di alleanza con i conservatori dell’Udc portata avanti dal PD di Bersani, scelga coraggiosamente la via dell’unità e dell’autonomia, seguendo l’esempio che viene dalle Marche. Ecco perché in tanti guardano al doppio esperimento in atto in quella regione: da un lato la “nuova” alleanza centrista tra PD, IdV e Udc; dall’altro la convergenza di Sinistra Ecologia Libertà e Federazione della Sinistra su un programma comune ed un unico candidato: Massimo Rossi. Un successo elettorale della sua “Unione democratica” rappresenterà un sicuro incoraggiamento per il futuro delle forze libertarie e progressiste dell’intero Paese. Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 375
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Siamo costretti a sorbirci tutti i santi giorni la loro passerella in televisione. I vari Bondi, Gasparri, Bonaiuti, Cicchitto, Capezzone... I pasdaran del “duce” di Arcore. La cricca incaricata di dettare quotidianamente ai mass-media il Verbo berlusconiano, di infangare sistematicamente «la sinistra» e i magistrati, di rovesciare regolarmente qualsiasi frittata, persino quella maldestramente “cucinata” dai ridicoli presentatori della lista Pdl nel Lazio (ma forse quello era più un panino che una frittata...). Così la colpa non è più della superficialità di quei funzionari di partito che il ministro Rotondi aveva subito definito «una banda di cialtroni» (prima che si confezionasse appunto la “verità” di comodo), bensì della magistratura “politicizzata” e della solita “sinistra” eversiva, che ha barricato l’ufficio elettorale romano per non far entrare quelli del Pdl. Come nei romanzi di Orwell o Kundera, la verità non ha più nessuna importanza: conta soltanto chi riesce a far passare la propria versione dei fatti. E quando si controllano 5 telegiornali su 6, grazie a «direttorissimi» come il fido Minzolini, il gioco sembrerebbe fatto. Eppure alcuni segnali fanno ben sperare. Forse molti italiani cominciano ad averne abbastanza di questa eterna minestra riscaldata, del “disco rotto” di questo regime telecratico la cui propaganda fa a pugni con la realtà delle cose. Eppur si muove...







