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LETTERA DI DARIO FO A MRS
«La cosa più difficile per i giovani è essere dialettici, il che significa non solo dimostrare il dubbio di chi sta dall'altra parte, ma averne anche su se stessi. Il vostro Movimento si autodefinisce RadicalSocialista: è una bella definizione. Ma guai a soffermarsi sulle sigle e le diciture. Spero di incontrarvi presto e ascoltarvi in un piacevole dialogo, e magari combinare qualcosa insieme. E' l'unico modo per conoscersi e forse per riuscire ad apprezzarsi l'un l'altro. Forza, avanti! Un abbraccio». (DARIO FO)
LEGGI QUI L'ORIGINALE |
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MRS-PESARO: un debutto col botto! |
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Politica -
Attivismi
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Scritto da MRS
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domenica 25 luglio 2010 |
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Con una conferenza stampa nella solenne e prestigiosa Sala Rossa del Comune di Pesaro, ha debuttato ufficialmente il 24 luglio 2010 lo splendido gruppo di MRS-Pesaro, guidato dal giornalista e scrittore Mauro Ferri. Presenti al "vernissage", oltre a Ferri, anche Italo Campagnoli (coordinatore delle Liste Civiche Marchigiane), Pino Longobardi (coordinatore di “Liberi per Pesaro”), Raffaele Belviso (portavoce della Consulta per la Laicità), la poetessa e pittrice Maria Rita Nucci (responsabile alla Cultura per MRS) nonché il portavoce nazionale Giancarlo Iacchini. Fanno parte del gruppo pesarese, tra gli altri, anche Giuseppe Scherpiani (presidente provinciale dell’ANPI) e Luciano Capitini, nipote del grande pacifista Aldo Capitini e presidente dell’associazione omonima. MRS-PESARO debutta alla stragrande, portando TUTTI I GIORNI nelle strade e nelle piazze della città di Rossini il film "Le dame e il cavaliere" (all’annuncio era presente Giovanna Scibona, in rappresentanza della produzione e del regista Franco Fracassi), coraggiosa inchiesta censurata da tutti i mass media compresi quelli di sinistra: «Basterebbe questo – dice Italo Campagnoli - per portarlo tra la gente e farlo vedere, in nome della libertà di espressione minacciata dalla imminente legge bavaglio, dopo la quale sarà impossibile mostrare questo film, che è composto per il 50% e più da intercettazioni telefoniche».
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«Unirsi su ciò che ci unisce!» |
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Politica -
Le Opinioni
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Scritto da Claudio Grassi
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sabato 24 luglio 2010 |
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Il Presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, ha detto recentemente: «Siamo davanti ad una crisi sistemica». Siccome in tutti questi anni lui e gli altri che hanno gestito l’economia mondiale hanno sempre detto che con la globalizzazione e il libero mercato si sarebbe creato benessere per tutti, dovrebbero farsi da parte. Ma veramente in questa crisi economica le cose stanno andando male per tutti? Niente di più falso. Parlano i dati. Le cinquecento aziende più importanti del mondo, nel 2009, hanno aumentato i profitti del 335%. L’utile netto delle multinazionali nel 2010 è aumentato del 210%. In Italia l’evasione fiscale è di 120 miliardi euro anno. Il 64% delle barche di lusso è intestato a nullatenenti , la vendita dei beni di lusso è cresciuta del 4,8% nel 2010 e chi dichiara un reddito superiore ai 100.000 euro rappresenta l’1% della popolazione italiana. In compenso il 72% delle pensioni erogate è inferiore ai 1000 euro e il 45,9% inferiore ai 500 euro. Berlusconi sostiene che con la sua manovra economica «non ha messo le mani in tasca agli italiani». Anche su questo nulla di più falso. A parte i super ricchi come lui e gli evasori fiscali che non vengono minimamente colpiti, i tagli alle regioni significheranno riduzioni di servizi e aumenti delle rette. La finestra unica annuale per andare in pensione determinerà che chi, senza lavoro, attende la pensione di vecchiaia perderà 7150 euro. Si potrebbe proseguire. Basta dire che in questi vent’anni i «sacrifici» sono stati a senso unico poiché i salari gli stipendi e le pensioni hanno perso il 20% del loro potere di acquisto a vantaggio del profitto e della rendita.
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«Io so dove vorrei essere fra un anno» |
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Politica -
Attivismi
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Scritto da Fernanda Marotti
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mercoledì 21 luglio 2010 |
Venerdì 16 luglio --- Aeroporto Falcone-Borsellino: parti per loro e li incontri subito, appena arrivi a Palermo. Più tardi capirò che l’afa non ti lascia quasi mai per cui ti ci abitui. Ma al principio fiacca anche i pensieri ed è la vista che prende il sopravvento perché la bellezza qui è ovunque, la vedi anche se è coperta da cento anni di abbandono. In questa città-simbolo tutto sembra in bilico, come fosse al limite, e stia resistendo. Resiste la grazia elegante dei viali cittadini maltrattati, resiste il litorale cosparso di cumuli di rifiuti, resiste la gente mescolata di tutti i colori, inventandosi ogni giorno un futuro senza certezze che potrebbe essere anche il nostro, se non riusciremo a sradicare le mafie una volta per tutte.
Sabato 17 luglio --- Per commemorare Paolo Borsellino quest’anno il Tribunale ha aperto la sua aula magna ai cittadini. I giudici sono gentili e un ragazzo in divisa piange ascoltando i ricordi di Salvatore. C’è lo Stato qui dentro, quello vero, che protegge e si sente al servizio dei cittadini onesti. Continuate a pretendere la verità - ci dice Antonio Ingroia, il giudice che più tardi, di sera, sarà insieme a Nino Di Matteo al convegno Sistemi criminali – Quanto sono “deviati” gli apparati dello Stato? L’incontro si tiene nel bel cortile dell’Università ma le sedie sono rotte e non ci sono i fondi per comperarle, per cui diverse centinaia di persone si siedono per terra. Molte di loro si capisce che non lo facevano più da tempo e tuttavia sembrano subito a loro agio. Ancora una volta ascoltiamo l’invito a partecipare, e a vigilare sulla nostra democrazia, a contestare le leggi contro le intercettazioni e sulla protezione negata ai pentiti e tutte le nuove norme che potrebbero allontanare i giudici dalla verità. Commenti (1) | Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 172 |
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«Quando sento don Gallo...» |
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Politica -
Le Opinioni
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Scritto da Enrica Caferri
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martedì 20 luglio 2010 |
Quando sento don Andrea Gallo provo in me la nostalgia di un Dio che forse non c’è, ma attraverso quest’uomo sento come se mi parlasse e fosse presente lì in quel momento. Allora mi assale la nostalgia dell’assoluto, e vorrei avere occhi da bambino per guardare il mondo e il cuore degli uomini, vorrei che Dio mi mostrasse il suo volto per potermi perdere in quell’estasi assoluta che è l’amore. Non è un concetto astratto l’amore: è sofferenza, è compassione (patire con), è sentire tutto il dolore del mondo nelle proprie viscere e da questo dolore essere purificato. Allora vedo la nuova Gerusalemme scendere dal cielo, da Dio, ed il seguente passo di San Giovanni mi appare chiaro come in un sogno: «E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo d’appresso a Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. E udii una gran voce dal trono, che diceva: Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini; ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio; e asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate». (Apocalisse 21:2,4).
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Un altro 19 luglio per esigere VERITA’ |
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Politica -
Ora e Sempre Resistenza
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Scritto da Salvatore Borsellino
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sabato 17 luglio 2010 |
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E’ passato un anno da quando ci siamo ritrovati tutti a Palermo, in via D’Amelio, per impedire che quel luogo, reso sacro dal sacrificio di Paolo e dei suoi ragazzi, venisse ancora una volta profanato. Profanato dagli avvoltoi che, tornando sulla scena del delitto, arrivano come ogni anno ad assicurarsi che Paolo sia veramente morto. Ad assicurarsi che non possa più mettersi di traverso rispetto ad una ignobile trattativa stretta tra Stato e antistato della quale oggi continuiamo a vedere gli effetti ed a pagare le conseguenze. Ad assicurarsi che possano continuare a godere i frutti di quel patto scellerato e continuare a pagare le cambiali contratte per concludere quel patto. L’anno scorso, in via D’Amelio abbiamo per la prima volta stretto in mano e levato al cielo le nostre Agende Rosse e, per la prima volta, nessun rappresentante delle Istituzioni ha avuto il coraggio di arrivare in quella via. Nessuno di loro è venuto a deporre quelle corone di fiori che non avremmo accettato fossero poste davanti alle foto di Paolo, di Agostino, di Claudio, di Emanuela, di Vincenzo, di Walter, i nostri eroi. Se qualcuno di loro fosse arrivato lo avremmo dirottato su una riproduzione della tomba di Vittorio Mangano, il loro eroe. Anche quest’anno saremo in quella strada, con le nostre Agende Rosse ad impedire che ci vengano imposti quei funerali di Stato che 18 anni fa abbiamo rifiutato. Con quelle Agende Rosse siamo stati, un anno fa, nell’atrio della Facoltà di Giurisprudenza, dove Paolo ha vissuto quattro degli anni della propria giovinezza, preparando quegli esami che lo avrebbero portato a diventare il più giovane magistrato d’Italia, ed anche quest’anno saremo in quell’atrio, a ripercorrere i passi di Paolo.
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Politica -
Le Opinioni
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Scritto da Massimo Giannini
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venerdì 16 luglio 2010 |
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In nome di “Cesare”. Le carte dell'inchiesta sulla nuova P3 scoprono l'abisso nel quale stava e sta tuttora per precipitare la nostra democrazia. In mano a una "cupola" che, sul Lodo Alfano, non ha esitato a giocare una partita mortale, dentro e contro lo Stato di diritto. L'ha persa, ma non per questo appare oggi meno pericolosa. Perché il "metodo di governo" che c'è dietro, il "sistema di potere" che organizza e difende, è costruito per servire gli interessi personali del presidente del Consiglio, e per riprodurne i metodi corruttivi all'interno del tessuto politico, del contesto economico e dell'apparato istituzionale. La pericolosità criminale di questa "rete" al servizio di Silvio Berlusconi viene fuori con paurosa chiarezza, a leggere le centinaia di pagine dei verbali. Si resta allibiti nel verificare la frenetica "attività" del comitato d'affari, riunito intorno al coordinatore di fiducia del Cavaliere dentro al Pdl Denis Verdini, al suo braccio destro nell'avventura di Publitalia e di Forza Italia Marcello Dell'Utri, al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, e a personaggi come Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi. Tutti impegnati, a vario titolo e con funzioni diverse, a cercare di condizionare la decisione dei quindici giudici costituzionali chiamati a decidere sulla legittimità del Lodo. Tutti ingaggiati, probabilmente, dallo stesso premier: col quale hanno incontri, al quale devono costantemente riferire.
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Pomigliano, ultimo stadio del “taylorismo” per martoriare gli operai |
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Politica -
Le Opinioni
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Scritto da Pietro Ancona
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giovedì 15 luglio 2010 |
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L'accordo di Pomigliano è un concentrato di illegalità ed un vero e proprio attentato alla salute psico-fisica dei lavoratori tutelata dalla Costituzione, dal Codice Civile, dalla legge 626 sulla sicurezza, dall'OIL. Non si possono trasformare esseri umani in macchinario vivente sottoposti ad un regime lavorativo regolato dal sistema WMC ed Ergo Uas. Dice testualmente l'accordo al punto 5 (Organizzazione del lavoro): «Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento Giambattista Vico alle migliori condizioni degli standard internazionali di competitività, si opererà, da un lato, sulle tecnologie e sul prodotto e, dall'altro lato, sul miglioramento dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS. Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti dall'applicazione del sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo, nell'arco del turno di lavoro, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea meccanizzata denominati 'passo-passo', in cui l'avanzamento è determinato dai lavoratori mediante il cosiddetto 'pulsante di consenso', le soluzioni ergonomiche migliorative permettono un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento sulla base delle condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori diretti e collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche migliorative permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da fruire anche in due pause di 10 minuti ciascuna in modo collettivo o individuale a scorrimento».
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Politica -
Le Opinioni
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Scritto da Renato Pezzini
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mercoledì 14 luglio 2010 |
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Adesso il lampadario pende dal soffitto di Cà Corner sede dell’Amministrazione Provinciale di Venezia. Uno scintillante lampadario in vetro di Murano di cui la presidentessa leghista della Giunta va orgogliosissima: «Mica potevamo mettere un neon nella sede della Provincia», ha spiegato Francesca Zaccariotto. Come darle torto? Solo che, forse, non era il caso di spendere 9.240 euro di soldi pubblici per un lampadario. O no? Molti leghisti sono fatti così: acchiappano voti urlando contro gli sprechi di “romaladrona”, ma quando tocca a loro gestire le casse degli Enti pubblici non badano a spese. Proprio la leghista Zaccariotto ne è un esempio fulgido. Appena eletta - un anno fa - decise di festeggiare la conquista di una Provincia da sempre in mano al centrosinistra (quella di Venezia appunto) con un bell’aumento di stipendio per sé e per gli assessori: «Abbiano ottemperato agli obblighi imposti dalla Corte dei Conti» si è giustificò. Peccato che la sua sia la sola Amministrazione ad aver “ottemperato”, incurante del fatto che l’aumento costa 43 mila euro l’anno, duecentomila sull’intero mandato. Le Province sono il piatto forte del “buongoverno” leghista, ne presiedono una quindicina. Non a caso gli uomini di Bossi difendono la loro esistenza a dispetto di un programma elettorale che ne prevedeva l’abolizione, e continuano a volerne di nuove. Il Carroccio minacciò perfino l’uscita dal governo, a metà del decennio, se non fosse nata la Provincia di Monza. Fu accontentato malgrado il fatto che il solo parto dell’Ente succhiò quasi 50 milioni di euro. Ancora oggi, contro ogni logica di contenimento dei costi, il deputato leghista Caparini invoca l’istituzione della Provincia della Valcamonica guidata da una metropoli del calibro di Breno, cinquemila anime.
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